“Conta fino a dici” – Paolo Cammilli Nessun Voto

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"Conta fino a dieci" - Paolo Cammilli

Trama:

Fortunato, Diletta, Rosa, Nino, Pietro, Salvatore. Sei bambini chiusi in un cerchio, come per proteggersi. Sette anni il più grande, quattro e mezzo la più piccola. A quell'età, il nascondino è una cosa seria. Chi conta è da solo, ma chi si nasconde sfida il buio. A quell'età, la morte non esiste e non la trovi nemmeno se la cerchi, al massimo con la morte ci giochi. A quell'età, il sole splende senza pensare alla notte. Eppure, nell'isolato numero 4, un palazzo popolare del comprensorio Cielo Rosso, a sud di Catania, scompaiono due bambini, a pochi mesi l'uno dall'altro. Un incubo che si ripete. Già dieci anni prima era sparita una bambina, poi ritrovata in fin di vita lungo i binari della ferrovia che lambisce i palazzi. Un solo elemento, macabro e beffardo, accomuna i tre casi: i piccoli si perdono nel buio mentre stanno giocando a nascondino. Nessuno ha visto niente, nessuno sa niente. O forse troppo. Centinaia di famiglie, impantanate nella miseria, hanno e fanno paura. Le indagini, mollicce e pavide, imboccano vicoli ciechi e marciscono come le ringhiere dei ballatoi. Oscar Baldisserri, un quarantacinquenne senza capo né coda che viene catapultato fra quelle squallide muraglie di cemento, è l'unico a farsi delle domande. Perché tutta quella violenza e rassegnazione senza spiragli sul futuro sono incomprensibili per chi al Cielo Rosso non ci è cresciuto. In un'inarrestabile discesa nel degrado ambientale, sociale, umano della provincia italiana più ambigua, grazie all'aiuto di un bambino taciturno e di Matilde, che accenderà in lui una passione tenera e spietata, Oscar solcherà gli argini della sua coscienza pur di strappare al silenzio la verità.


 Recensione:

Paolo Cammilli ha scritto tre libri. Ho letto il primo (Maledetta Primavera), saltato il secondo e mi sono fatta tentare da questo, il terzo, incuriosita dai giudizi entusiastici del web.
Che dire...il quarto non mi avrà.
A mio modesto parere la storia è confusa, i personaggi mal delineati, nè buoni nè cattivi, ne simpatici nè antipatici.
Un sacco di carne al fuoco, un sacco di intrighi e interrogativi poi caduti nel vuoto.
E soprattutto i protagonisti sono bambini tra i 4 e i 6 anni che, buondio, ragionano come adulti, in maniera francamente poco realistica.
Ok il contesto estremo, le umili origini, l'ignoranza, la povertà, la delinquenza e bla bla bla... ma io un bambino di 6 anni che fuma, beve e pensa e si comporta come se ne avesse almeno 10 in più, giuro non l'ho mai visto.
Salvo il colpo di scena che svela l'assassino, l'ironia che comunque rende la lettura più scorrevole e il finale, effettivamente emozionante...ma per il resto, anche no.
[©Simona Carbone]
 
 
 
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