” Mi sa che fuori è primavera” – Concita De Gregorio Nessun Voto

0

" Mi sa che fuori è primavera" - Concita De Gregorio

AUTORE: Concita De Gregorio

TITOLO: " Mi sa che fuori è primavera "

GENERE: Narrativa

EDITORE: Feltrinelli

 

FRASI:

Se dovessi spiegare cos'è un amico, questo direi. Un amico è quella persona per cui anche se è cambiato tutto non è cambiato nulla.
[Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera]

 

Le parole a volte si ingolfano, altre si consumano. Altre volte ancora arrivano in ritardo e non servono più a dire quel che volevano. Sono meccanismi di precisione, le parole. Nella tua lingua, nella nostra lingua di quando ero bambina, sono incastri e composizioni perfette, esattissimo. Ma hanno anche il loro ritmo, è molto importante trovarle a tempo.
[Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera]

 

La vita è molto semplice. Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi.
[Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera - Feltrinelli editore]

 

Si ha nostalgia delle persone, non delle categorie. Di tua nonna, proprio lei, non delle nonne. Di tuo padre, non di un padre.
[Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera - Feltrinelli editore]

 

La nostalgia è fisica, poi. È proprio impossibile colmare la mancanza di un corpo vivo: quell'odore, quella morbidezza della pelle, quella voce quando ti chiama. Quel tipo di resistenza docile alla braccio, quel modo di piegare il collo. Non c'è niente, nessuno che possa sostituire l'assenza di qualcuno. Solo il sogno.
[Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera - Feltrinelli editore]

 

Ma io sono viva nonna, il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. Vivo, il ricordo: vive loro nei pensieri. Dimenticare, nonna. Tu che hai camminato per un secolo lo sai che niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto. Tenerlo in mano e metterlo in tasca, spostarlo sul comodino come fosse un fiore in un vaso, uscire, poi rientrare e ritrovarlo lì. Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi che il bagnato si asciughi che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine.
[Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera - Feltrinelli editore]

Vota ora