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"La fine del mondo storto" - Mauro Corona

AUTORE: Mauro Corona

TITOLO: "La fine del mondo storto"

EDITORE: Mondadori

GENERE : Narrativa

 

FRASI:

L'incubo della morte spiana i sentimenti, quelli più astratti sono i primi a sparire. La morte che viene lenta e non fulminea spazza via valori e certezze, per esempio cancella l'affetto dei ricordi, la memoria si trasforma in fastidio.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

La gente dà la colpa ai parlamentari di quel che è successo. E quelli cercano scuse. Giurano di aver fatto il possibile per migliorare le condizioni di vita. Dicono di aver costruito strade, ponti, ferrovie, aggiustato città. I superstiti urlano che la vita non è mari, montagne, pianure e monumenti. E neanche strade, ferrovie e ponti. La vita è la gente.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

L'inverno freddo e umido delle città, con strade e piazze piene di nebbie e solitudini. Solitudini di uno alla volta, che messe insieme diventano una sola, quella di tutti. In città si è sempre soli.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

La paura fa correre, correre fa sbagliare. (...)
Fame e freddo agitano, confondono. (...)
Fame e freddo non fanno domande. Le domande fioriscono a stomaco pieno, (...)
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

Tutto ciò che c'è di bello o brutto ha valore perché lo vede l'uomo. Se non c'è l'uomo che guarda, adopera, contempla, stima, apprezza, il mondo potrebbe benissimo scomparire.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

L'uomo non cambia. Fa delle pause ma rimane quello che è.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

Purtroppo sta nella natura dell'uomo il voler, cercare, avere di più, coprirsi di roba senza accorgersi che così si creano solo problemi.Più si ha, infatti, più si deve difendere, gestire, controllare, salvaguardare. La tanto bramata roba crea ansia e malessere.
L'unica cosa che sarebbe stato saggio accumulare erano le soluzioni per sconfiggere malattie, fame, miseria. E, non da ultimi, l'esperienza, l'esercizio manuale, il contatto con al terra e con la pratica di coltivarla. Tutti, nessuno escluso, avrebbero dovuto acquisire sapienza di terra, animali, imparare a condurre le forze della natura a favore dell'uomo. Invece tutti a investire in tecnologia, industria, mercati esteri, a produrre ogni bendidio, automobili, macchinari e mille diavolerie. Lanciati alla forsennata conquista dell'inutile.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

Nelle difficoltà estreme il tempo cambia passo, diventa lento. (...) Un'ora diventano dieci ore, un giorno un anno.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

È la terra che nutre l'uomo, non l'industria. (...) Nemmeno la scuola fu attenta a questo problema. Anzi, lo ignorò completamente. Continuò a insegnare tecnologie di ogni tipo, l'uso di computer e altri marchingegni. Insegnò a fare ponti, strade, palazzi, città, automobili e via di questo passo. Insegnò tutte le lingue del pianeta tranne quella della terra, che da tempo mandava avvertimenti. Erano grida d'allarme. la terra domandava attenzione, avvertiva l'uomo che stava camminando su un sentiero sbagliato.E pericoloso. Ma quello non ascoltava, continuava a produrre cianfrusaglie, molte del tutto superflue. Continuava ad avanzare verso il baratro, finché lo raggiunse.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

La terra, dal canto suo, non perdona chi l'aveva maltrattata, rovinata, inquinata, distrutta. Non che si voglia vendicare. La terra non si vendica di niente e non gioca scherzi. Se ne sta lì, impassibile, lasciando fare agli uomini. Ma quando è stata svuotata, offesa, abbandonata, rivoltata sottosopra per ricavarvi più soldi, non da più niente.
C'era da immaginare (...) che a causa dell'ingordigia e dell'arroganza umana il mare avrebbe finito per essere troppo inquinato, il cielo pure, e l'aria da respirare sarebbe presto diventata velenosa. La terra non ammazza nessuno, è stato l'uomo a determinare la propria rovina e l'ha fatto incautamente, stupidamente. E c'è riuscito.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

I beni terreni cambiavano il carattere alle persone. Il male del pianeta in passato era stata la roba. Tutto nasceva da lì, dalle guerre agli omicidi alle risse famigliari.
La roba: quel valore eccessivo dato alle cose materiali che impediva di vivere in santa pace. Quel traguardo che rubava tempo libero e vietava di sedersi, stare a guardare e godersela.
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

C’era gente piena di soldi che avrebbe potuto godersi la vita, campare in pace, leggere, fare passeggiate, stare con i propri figli, spiare i giorni, evitare impegni. Invece niente.
Correvano di qua, correvano di là, per l’Italia, l’Europa, il mondo.
Pigliavano aerei un giorno sì e un giorno anche.
Consumavano la vita in aria, negli uffici, negli affari, senza accorgersi che invecchiavano privandosi della cosa più bella, la tranquillità.
Salvo poi ammalarsi di qualche tumore che, inesorabile, li poneva di fronte alla loro stoltezza.
A quel punto cercavano di recuperare vita, tentando di fare quel che gli sarebbe piaciuto e non avevano mai fatto.
Ma ormai era tardi.
La malattia grave, quella che non dà scampo e disfa i corpi e li annienta, ha un solo merito: apre gli occhi agli stolti mettendoli davanti alla loro sciocca follia.
La malattia mortale toglie i veli al nostro crederci nel giusto.
Solo quando ci restano al massimo un paio d’anni di vita, ci vengono davanti le cose importanti trascurate, perdute.
Allora ci accorgiamo di quanto sarebbe stato bello camminare a piedi in un bosco, stare con i figli, con gli amici, leggere un libro, guardare il mare, bere un calice di vino prendendoci il tempo necessario..."
[Mauro Corona - "La fine del mondo storto"]

 

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