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(…) voglio dirti una cosa. Nel 1941, quando l’ho conosciuta, (…) aveva diciassette anni e lavorava alla Kirov, la più grande fabbrica di armi dell’Unione Sovietica. Sai cosa indossava? Un logoro cardigan marrone di sua nonna, sbrindellato, rattoppato e di due taglie più grande. Anche se era giugno, portava una gonna nera di lana ruvida di sua sorella, che era molto più robusta di lei, le arrivava fino agli stinchi. Le calze di filanca nera, spesse e troppo lunghe, le si erano arrotolate intorno agli stivali da lavoro marrone. Aveva le mani coperte di sporcizia che non riusciva a grattare via. Puzzava di benzina e nitrocellulosa perché costruiva bombe e lanciafiamme per tutta la giornata. Eppure la accompagnavo a casa ogni giorno.

[Paullina Simons- Il giardino d’estate – ed.best BUR Rizzoli]

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