“Un giorno ancora” – Mitch Albom

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4/5 (2)

AUTORE: Mitch Albom
TITOLO: Un giorno ancora
TRADUTTORE: Giovanni Garbellini
GENERE: Narrativa

TRAMA

Il piccolo Charley adora suo padre e vive nella sua ombra fino al giorno in cui questi, all’improvviso, abbandona la famiglia e scompare. A undici anni, Charley è costretto a una brusca inversione di rotta: deve imparare a rivolgersi alla madre, una donna dolce e coraggiosa che senza perdersi d’animo riuscirà a crescerlo da sola, nonostante la rabbia di Charley e il suo rimpianto per una famiglia normale. Molti anni dopo Charley è un uomo distrutto dal dolore e dall’alcol…

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RECENSIONI

Il libro comincia con una storia da scrivere. “…vi è mai capitato di perdere una persona amata e di avere il desiderio di parlarle un’ultima volta, di avere l’occasione di recuperare il tempo sprecato quando pensavate che l’avreste avuta accanto per sempre? Allora saprete che si può passare la vita intera ad accumulare settimane e mesi, senza riuscire a togliersi dalla testa quell’unico giorno che vorreste riavere indietro. E se riaverlo fosse possibile?” Questa è la storia di Charley un uomo con un passato pieno di rimorsi e rimpianti. La morte della mamma è soltanto l’inizio del declino attraverso cui passerà, ogni scelta sarà una conseguenza proveniente dal passato e un giorno, dopo aver perso tutto, deciderà di togliersi la vita. Quel giorno succede qualcosa di miracoloso, gli vien data la possibilità di vivere un tempo in compagnia della persona a lui più cara.

Sarà un percorso di crescita, ogni fermata porterà a nuove rivelazioni, gli saranno concesse risposte a domande irrisolte accumulate fin da quando era piccolo. Questo libro mi ha ricordato un po’ un film del ’46 “La vita è meravigliosa”, la meta è la stessa, arrivare a capire quanto è importante scegliere di vivere. Mi ha colpito la storia, il senso, insomma tutto. E’ un libro destinato a restare nei cuori, peccato sia poco conosciuto. Una frase in particolare voglio condividere: «Cocco di mamma o di papà, Chick? Cosa sarai?» «Ho fatto la scelta sbagliata» sussurrai. Mia madre scosse il capo. «Un bambino non dovrebbe mai essere costretto a scegliere.» Non si vive per compiacere gli altri, per apparire… bisognerebbe semplicemente “essere”.

[©Anna Rita]

 

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