“Pura razza bastarda” – Paolo Grugni

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5/5 (2)

AUTORE: Paolo Grugni
TITOLO: Pura razza bastarda
GENERE: Narrativa

TRAMA

Milano 1965: una città tranquilla, che pensa all’esordio di Pavarotti alla Scala. Una città abituata alla ligera, impreparata all’arrivo della malavita pesante dal Sud o di bande criminali come quella di Cavallero. Il destino di Sergio Malfatti, poliziotto ed ex partigiano, si legherà sempre più indissolubilmente alla storia d’Italia. Bombe, stragi, terrorismo nero e rosso, golpe, Gladio, P2, servizi deviati e paralleli, corruzione, a cui fa da collante la storia della mafia, la cui evoluzione criminale verrà vista per la prima volta da nord. “Pura razza bastarda” è solo l’inizio di un lungo viaggio, appassionante quanto sconvolgente, che ci porterà fino agli anni Novanta, durante il quale la storia d’Italia verrà ricostruita nei suoi tragici passaggi. Senza sconti per niente e nessuno


RECENSIONI

Quello di Paolo Grugni è senza dubbio un libro che, a prima vista, spaventa, impressiona, fa retrocedere: seicento pagine incentrate sulla graduale scoperta di che cosa si intenda con Cosa Nostra (e di tutto ciò che giace nel non detto in Italia) non sono semplici da mandare giù. Inaspettatamente, il risultato è davvero buono: non solo emerge un apprezzabile lavoro di documentazione, imprescindibile base di ogni romanzo storico (e non), ma la gestione di tutto questo materiale, storico, politico (interno ed internazionale), calcistico, e addirittura meteorologico, è impeccabile.

Grugni riesce ad alternare con destrezza i diversi piani su cui sviluppa il suo romanzo, in modo che nessun argomento sia mai troppo prevalente rispetto agli altri, creando dunque una sorta di armonia contenutistica che permette al lettore di avere una visuale generale e intera di questo spaccato di storia italiana, fondamentale soprattutto per chi, come me, di quegli anni ha solo sentito parlare.

Il commissario Malfatti è un personaggio ben costruito: non è solo commissario, ex partigiano e comunista, ma è anche amico, amante, figlio, milanista; l’uomo privato si alterna all’uomo pubblico, o meglio, l’uno completa l’altro, con le sue idee, ideologie, decisioni, giuste e sbagliate, passioni, rimpianti. Buona la scelta di scrivere questo romanzo in forma di memorie del protagonista; lo stile diaristico, talvolta forse eccessivamente telegrafico, dona scorrevolezza alla lettura, nonostante la complessità dell’argomento trattato.

[©Camilla Pulzato]

 

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