“Mapocho” – Nona Fernández

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AUTORE: Nona Fernández
TITOLO: Mapocho
GENERE: Narrativa

TRAMA

Il telefono squilla e la voce che la Bionda sente all’altro capo, quella dell’Indio, l’amato fratello, la spinge ad abbandonare la spiaggia del Mediterraneo dove vive da anni dopo aver lasciato da bambina il Cile dittatoriale e a tornare in patria, portando con sé in un’urna le ceneri della madre appena morta. Ma invece dell’Indio, a Santiago ritrova solo il Mapocho, fiume sporco e fangoso che attraversa la città trascinando con sé l’eredità dei morti, e la vecchia e ormai cadente casa della sua infanzia.

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La Bionda, guidata soltanto dai ricordi e dall’istinto, deambulando per le strade di una Santiago che stenta ormai a riconoscere e muovendosi in un labirinto sfumato di segreti e bugie, ricostruirà la storia frammentata della sua famiglia e di quanti sono stati lasciati indietro dalla memoria collettiva.

Romanzo onirico, con personaggi sospesi tra la vita e la morte, “Mapocho”, presto diventato testo imprescindibile della recente letteratura cilena, rilegge, mutilandola, la storia ufficiale del Paese per offrirne una visione alternativa raccontata da chi l’ha vissuta ai margini.


RECENSIONI

Può un fiume essere testimone della verità? Possono le acque putride, fangose nauseabonde, marce intonare con il suo scorrere il grido della morte? Il Mapocho si, può. Testimone della menzogna, del fluire doloroso, il fiume, che attraversa il Cile, è il  vero protagonista di questo romanzo. Nei secoli  ha visto il sangue scorrere lungo i suoi argini, sentito le grida di dolore e di conquista e, nel suo fluire, si è accollato le colpe dei tiranni, ha consolato gli innocenti, ha miscelato la morte allo scorre della vita.

Un romanzo forte, morboso, prutrescente dove i protagonisti vengono immersi in un mondo onirico, abissale, una dimensione maledetta  Un romanzo che, con lucida follia, mescola la carne, il sangue, alla dolorosa memoria dei ricordi. Non è facile leggerlo, assolutamente no. La storia di un paese martoriato, falsa e menzognera, si confonde con la  verità dei ricordi della storia personale di chi lì è nato e  non potrà mai scappare!

Morte e vita si confondono in un giro vorticoso di ricordi confusi e nebulosi e paradossalmente di una lucidità devastante. Nelle pagine i protagonisti giocano con la morte,  “la morte è  una menzogna”, perché  “la storia non si ferma mai” Leggerlo è un massacro emozionale! E, malgrado la storia, sin dalle prime pagine, si presenta violenta in ogni senso, lo stile la riscatta dal groviglio morboso in cui spesso precipita. Uno stile asciutto, pulito, scorrevole inversamente proporzionale al suo sporco contenuto.

[©Patrizia Zara]

 

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