“Che tu sia per me il coltello” – David Grossman

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4/5 (2)

AUTORE: David Grossman
TITOLO: Che tu sia per me il coltello
TRADUTTORE: Alessandra Shomroni
EDITORE: Mondadori
GENERE: Narrativa

TRAMA

In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile sembra volersi isolare dagli altri. Commosso, Yair le scrive, proponendole un rapporto profondo/aperto, libero da qualsiasi vincolo, ma esclusivamente epistolare. Più che una proposta è un’implorazione e Myriam ne resta colpita, forse sedotta. Un mondo privato si crea così fra loro, ognuno dei due offre all’altro ciò che mai avrebbe osato dare ad alcuno, e in questo processo di svelamento Yair e Myriam scoprono l’importanza dell’immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. Finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, gli chiedono con imperiosa delicatezza una svolta nella sua vita interiore. Il risultato è un romanzo avvolgente e “impudico” che ci mostra quanta strada bisogna percorrere per vincere la paura e arrivare a toccare liberamente, con pienezza, l’anima (e il corpo) di un altro essere umano.

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RECENSIONI

“Non esiste l’obbligo di raccontarci sempre tutto e non sentiamo il bisogno di aggiornarci sull’intensità dei nostri sentimenti. Non dobbiamo estirpare il bulbo del fiore a ogni minuto per misurare la lunghezza della radice.”

Il libro inizia con una lettera indirizzata a Myriam. A scrivere è Yair.
Da li comincia una storia di vita oltre che d’amore, mal nel senso più ampio del termine, di famiglia, di relazioni, di amicizia, di genitorialità, di intimità, di tradimento, di forza, di poesia. Yair usa le lettere come mezzo per spogliarsi da ogni pregiudizio e limite. Yair e Myriam sono i protagonisti, i due adulti che consapevolmente scelgono con le parole, lettera dopo lettera, di denudarsi e farsi conoscere nella forma più cruda e vera di se stessi.

Scelgono di concedere ad un estraneo tutto ció che sono senza filtri senza avere paura ne di sentimenti ne di nefandezze, pensate, sognate o fatte.
Tra i protagonisti solo lettere (cominciano il 3 aprile e finiscono a dicembre), loro scelgono di non incontrarsi ( in realtà è solo Yair a volerlo e ad imporlo quasi a Myriam). In realtà Myriam quando sente che il sentimento per Yair cresce chiede insistentemente “che le parole diventino corpo” ma non è ricambiata…

Nel raccontarsi ognuno scende nel profondo parlando dei rispettivi figli, concedendo particolari che non hanno fino a quel momento concesso a nessun altro, parlando dei compagni, di storie precedenti, di ferite, di cadute e di cicatrici. L’uno spera che l’altro sia balsamo per il proprio dolore, miele per la propria solitudine e inquietudine. Grossman maestro nello scendere a fondo dell’animo scavando il buio e regalando una poesia umana incredibile.

Yair, uomo inquieto, irrequieto, strano, solitario, intenso, sofferente, incosciente, vulnerabile, torbido, con un figlio ed una moglie e Myriam, al secondo matrimonio, timorosa all’inizio e poi totalmente presa da chi le scrive soltanto eppure sa tutto di lei anche quello che custodisce nel profondo. Un libro particolare, affascinante, avvolgente, impudico come pochi, difficile in alcune pagine, intenso e con un finale degno di un lettore di Grossman.
Consigliatissimo!

[©Maria Elena Bianco]

 

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