“L’affare Moreau” – Giuliano Fontanella

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5/5 (1)

AUTORE: Giuliano Fontanella
TITOLO: L’affare Moreau
GENERE: Thriller

TRAMA

«L’Affare Moreau» inizia là dove finisce «La ragazza nel fiume» (I Libri di Emil, Odoya), quando Diego Spada ha la brutta sorpresa di trovare un possibile cliente assassinato nell’anticamera del suo ufficio. Non volendo essere coinvolto così presto in un nuovo pasticcio con cadavere, tenta dapprima di disinteressarsi totalmente dell’accaduto e lasciare il brutto impiccio nelle mani del commissario Burma e delle forze dell’ordine. Nel frattempo assume l’incarico di ritrovare uno sconosciuto e mai catalogato dipinto del famoso Edward Hopper, Morning on the sea, rubato dall’abitazione del suo nuovo cliente, il dottor Marzano.

Neppure stavolta ovviamente i guai tardano ad arrivare, perciò presto il caso del quadro scomparso si complica con l’omicidio di una ragazza, e quello del morto nell’ufficio dapprima con la comparsa della bionda Tamara Gould, la conturbante ex moglie della vittima, e poi con la scoperta che il delitto risulta collegato al furto di un prezioso e rarissimo gioiello, il rubino “Moreau”.

Nel susseguirsi degli avvenimenti Spada troverà comunque il tempo per i bisticci di gelosia di Nora, per un’avventura galante con l’amica Patty, e addirittura per la fulminea soluzione di un caso di doppio messaggio del morente, in una rivisitazione di un classico tema dell’età d’oro del giallo. Le storie della trilogia su Diego Spada sono consequenziali ma indipendenti l’una dall’altra, possono perciò essere lette anche senza rispettarne l’ordine di composizione.


RECENSIONI

“Affare Moreau” è il secondo capitolo della saga incentrata sulle indagini dell’investigatore privato Diego Spada. Questo secondo volume è, a mio parere, meglio riuscito rispetto al precedente. L’insieme della narrazione risulta maggiormente organico e coeso, forse anche grazie a un ben architettato fil rouge che si dipana sapientemente attraverso diverse sfere artistiche (pittura, teatro, gioielleria), che fungono contemporaneamente da argomento di indagine, luogo di azione, e addirittura personaggio silente.

Viene evitato quell’effetto dispersivo, che avevo visto come punto debole del primo libro, e, sebbene il protagonista non si occupi di un solo caso, questa volta l’autore ha saputo gestire bene tutto il materiale, che nell’insieme della narrazione funziona. Rivedrei alcuni dialoghi, in particolare i botta e risposta tra Spada e il commissario Burma, che talvolta appaiono forzati e sembrano stridere nel nucleo narrativo.

Il grande pregio del primo libro, la caratterizzazione dei personaggi, appare qui più trascurato, in particolare in merito ai personaggi femminili; questo non vale per la parte ambientata a teatro, nella quale i personaggi sono ben sagomati e ben costruiti. Sono queste, a mio avviso, le pagine migliori del romanzo.

[©Camilla Pulzato]

 

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