“L’insostenibile leggerezza dell’essere” – Milan Kundera

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5/5 (1)

AUTORE: Milan Kundera
TITOLO: L’insostenibile leggerezza dell’essere
TRADUTTORE: Antonio Barbato – G. Dierna
EDITORE: Adelphi
GENERE: Narrativa

TRAMA

“Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere” (Italo Calvino). “Chi è pesante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell’aria, tra il fantastico e il possibile: mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla “compassione” verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza.

Così accade nel romanzo: Tomás ama Tereza, Tereza ama Tomás: Franz ama Sabina, Sabina (almeno per qualche mese) ama Franz; quasi come nelle Affinità elettive si forma il perfetto quadrato delle affinità amorose”. (Pietro Citati).

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RECENSIONI

Da una recondita credenza, nell’immaginario collettivo ciò che è definito come pesante è negativo, viceversa ciò che è leggerezza è positivo.
Tomàs guarda dalla finestra e si interroga su cosa sia più giusto fare, se mettersi in contatto con Tereza, oppure lasciare che quello che è stato finisca così come è iniziato. È difficile decidere, poiché una volta imboccata una strada non si può tornare indietro, ciò che si è fatto resta.
La vita non ti permette di provare, la vita non è uno schizzo a cui seguirà il quadro.
E mentre Tomàs resta indeciso sul da farsi, Tereza lo raggiunge a Praga e resterà lì da lui per una settimana, bloccata nel suo appartamento dall’influenza. Tomàs la guarda dormire, le loro mani intrecciate e si chiede cosa ne è stato di quella sua tanto proclamata incapacità di amare. Perché sì, sente di amare Tereza. Nonostante non la conosca affatto.
E come conciliare l’amore per Tereza con la sua abitudine di accompagnarsi ogni sera con donne diverse? Come conciliare l’amore con la passione, il pesante col leggero?

Sabina, pittrice e amica di Tomàs, dopo essersi trasferita da Praga a Zurigo, incontra Franz, di cui ne diviene subito amante. Franz, marito e padre, trova in Sabina quella leggerezza che ogni amore dovrebbe avere. Costruisce insieme a lei una vita parallela, fatta di viaggi e stanze di alberghi sempre diversi, spensieratezza e passione. Ne è innamorato, la eleva a Dea della sua esistenza, investendola di un’aura divina, capace di controllare la sua vita anche quando la loro relazione terminerà. Sabina ama Franz, ma per un tempo ridotto. Da sempre perpetua un continuo tradimento, e questa volta con Franz non sarà diverso.

Ai vertici del quadrato che la storia traccia stanno Tereza, Tomàs, Sabina, Franz. Al centro del quadrato: il narratore, che guarda e descrive lati omessi e zone d’ombra.
Intorno al quadrato: Praga, nella “sua Primavera” fino all’invasione comunista della Cecoslovacchia.
Leggerezza e pesantezza se ne stanno ai poli opposti in questa storia, e poi improvvisamente si confondono. Perché leggero è ciò che viene visto e vissuto solo nell’aspetto più superficiale, che viene somministrato a piccole dosi, che costituisce una parte effimera del tutto. Leggero come il “Kitsch”, definito come la negazione assoluta dell’inaccettabile, che in uno sguardo d’insieme diviene un “Kitsch totalitario” che bandisce dalla vita tutto ciò che turba, diviene pesante.
L’ «Ess muss ein!» beethoveniano cambia le carte disposte sul tavolo da Parmenide. Per Beethoven, così come per il narratore, ciò che “deve essere”, quel destino pesante, è ciò che ha valore. Quelle sei coincidenze che portano Tomàs ad incontrare Tereza in un locale qualunque, sono le orme di un destino che appesantirà irrimediabilmente Tomàs. Eppure non potrà fare a meno di seguirle.

[©Martina Caruso per Le frasi più belle dei Libri…]

 

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