“Nel silenzio delle nostre parole” – Simona Sparaco

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AUTORE: Simona Sparaco
TITOLO: Nel silenzio delle nostre parole
EDITORE: DeA Planeta
GENERE: Narrativa

TRAMA

È quasi mezzanotte e una nebbia sottile avvolge la metropoli addormentata. In un palazzo di quattro piani, dentro un appartamento disabitato, un frigorifero va in cortocircuito. Le fiamme, lente e invisibili dall’esterno, iniziano a divorare ciò che trovano. Due piani più in alto, Alice scivola nel sonno mentre aspetta il ritorno di Matthias, il ragazzo che ama con una passione per lei nuova e del quale non è ancora riuscita a parlare a sua madre, che abita lontano e vorrebbe sapere tutto di lei.

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Anche Bastien, il figlio della signora che occupa un altro degli interni, da troppi mesi ormai avrebbe qualcosa di cruciale da rivelare alla madre, ma sa che potrebbe spezzarle il cuore e non trova il coraggio. È un altro tipo di coraggio quello che invece manca a Polina, ex ballerina classica, incapace di accettare il proprio corpo dopo la maternità, tantomeno il pianto incessante del suo bambino nella stanza accanto. Giù in strada, nel negozio di fronte, Hulya sta pensando proprio a lei, come capita sempre più spesso, senza averglielo mai confessato, ma con una voglia matta di farlo.

Per tutti loro non c’è più tempo: un mostro di fuoco sta per stravolgere ogni prospettiva, costringendoli a scelte estreme per colmare quei silenzio, per dare loro un nuovo significato. Con una straordinaria sensibilità e una scrittura che diventa più intensa a ogni pagina, Simona Sparaco indaga i momenti terribili in cui la vita e la morte si sfiorano diventando quasi la stessa cosa, e in cui le distanze che ci separano dagli altri vengono abbattute dall’amore più assoluto, quello che non conosce condizioni.

Il libro ha vinto il premio DeA Planeta 2019.


RECENSIONI

Una città europea, un palazzo in fiamme nel cuore della notte e l’istinto di sopravvivenza che si palesa nell’attimo in cui tutto è perduto. Nel scrivere il suo romanzo Simona Sparaco ha preso spunto dalla tragedia della Grenfell Tower di Londra, un incendio che ne giugno 2017 ha spento 70 vite. Come per l’11 settembre, le ultime azioni per molte di quelle persone sono state piene d’amore. Sul bordo del precipizio, siamo tutti spinti da un’unica energia, ed è da questa che l’autrice ha tratto l’ispirazione per indagare la complessità umana nel momento più fragile della propria esistenza.

Quell’estate di due anni fa mi chiesi quanta paura dovevano aver provato quelle persone nel rendersi conto che stavano morendo. A che Dio appellarsi quando capisci che non ci sarà un futuro, che tutto ciò che non hai vissuto o che hai rimandato non accadrà? È finita e nessuno ti salverà. E che risposta trovare? Chi si appresta a leggere questo libro non deve pensare di trovare risposte a queste domande, perché questo bellissimo ed intenso romanzo non parla della morte, ma dell’attimo prima che è ancora vita, che è soprattutto amore.

Al centro della storia c’è appunto il “primo” amore, quello tra madri e figli. Un amore antico, eppure così difficile da esprimere. Simona Sparaco ci prende per mano e ci conduce in un labirinto all’interno dei segreti del cuore di ciascun personaggio, ognuno con le proprie fragilità. Impossibile non affezionarsi alla giovane ed entusiasta Alice, così piena di vita, fresca e innamorata pazza, ma che sfugge alla madre perché non hanno ancora trovato un dizionario che traduca i loro universi.

Al piano di sotto c’è Naima, inferma a causa di una malattia degenerativa, è bloccata nella sua incapacità di riconoscere nell’uomo che ha davanti il bambino timido e pauroso che era una volta suo figlio Bastien. Naima tiene lontano suo figlio per paura di soffrire, senza comprendere che i suoi silenzi sono colpi inferti all’animo di Bastien, divorato dai sensi di colpa.

E se è terribile non riuscire più a sentirsi madri, come accade a Naima, ancora più devastanti è capire che è proprio l’istinto materno a mancare. È quello che prova Polina col suo bambino di appena due mesi. Lui le ha portato via tutto, la carriera, il futuro, il suo corpo, che tanto faticosamente aveva scolpito e adattato, per ricevere in cambio lacrime che confermano la sua inadeguatezza.

Polina e Naima sentono i loro figli come intrusi e non sanno come entrare in contatto con queste creature che erano cresciute nel loro ventre.
Anche Hulya è un’estranea per i propri genitori, e nonostante la madre sappia il segreto che tiene nascosto a tutti, si rifiuta di affrontarla, poiché negare è l’unica soluzione possibile.

All’inizio le parole non servono alle madri per comunicare coi propri figli. Ma poi, quando la dipendenza corporale finisce, l’istinto che le ha guidate si evolve e cerca nelle parole di ricostruire quel cordone, che è stato vita. C’è un filo invisibile a tenere unite madri e figli, ma a volte si attorciglia su sé stesso durante la crescita e così la comunicazione, il flusso di pensieri, viene interrotto.

Simona Sparaco dà speranza a questo amore, perché giunti alla chiusura, il nostro cuore si apre, permettendoci non solo di ricucire quel legame, di gridare dentro quei silenzi alti come muri, ma ci dona la possibilità di aprirci alla creazione di un nuovo legame, che nemmeno la morte può distruggere.

[©Gaia Del Riccio]

 

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