“Il demone meschino” – Fëdor Sologub

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FRASI

“Il cielo era di nuovo coperto. Il vento soffiava a raffiche e sollevava nelle strade turbini di polvere. Si avvicinava la sera e tutto era soffuso da una luce malinconica che sembrava filtrare attraverso la coltre delle nubi e non appartenere al sole. Il silenzio delle strade infondeva angoscia e pareva che quei miseri edifici, sconsolatamente decrepiti, timidamente accennanti alla noiosa e miserabile esistenza che si trascinava tra le loro pareti, fossero sorti così, senza scopo. Si incontravano rari passanti, che camminavano lentamente come se nulla li spingesse a fare qualcosa, come se lottassero a fatica contro la sonnolenza che li portava verso la quiete eterna. Soltanto i bambini erano vivi, gli eterni e instancabili vasi della gioia divina sulla terra, e correvano, e giocavano, ma anche su di loro già incombeva il torpore, e un mostro invisibile e senza faccia, annidato alle loro spalle, di tanto in tanto sbirciava con occhi minacciosi i loro visi improvvisamente paralizzati dall’ebetudine.”

[Fëdor Sologub, Il demone meschino]

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