“L’oggetto piccolo b” – Enzo Papetti

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4.33/5 (3)

AUTORE: Enzo Papetti
TITOLO: L’oggetto piccolo b
EDITORE: Elemento 115
GENERE: Narrativa

TRAMA

Una storia d’amore… una storia di amori. Personaggi fragili, alla perenne ricerca di bisogni mai pienamente soddisfatti… Personaggi catapultati in un sistema di relazioni, di valori e di passioni ambivalenti, oscillanti, contraddittori, non per questo privi di dolore e contemporaneamente di speranza. Un racconto scorrevole, leggero, ironico, denso di richiami fra cultura alta e bassa, un gioco fra scrittura e multimedialità.


RECENSIONI

Che il titolo di un libro racchiuda, in pochissime parole, quello che è il significato intrinseco del volume è cosa nota a tutti. L’ultimo scritto di Enzo Papetti porta come titolo “L’oggetto piccolo b”. Ora, chi conosce un pizzico di psicanalisi forse ricorda, distrattamente, che esiste qualcosa di simile già teorizzato: l’oggetto piccolo “a”, di Lacan. Nella lettura incontriamo diversi personaggi, di età, abitudini e personalità diverse. Ivan colleziona libri, Marta colleziona divorzi. Fedro porta a spasso il suo fascino maturo, Teresa la sua bellezza da ventenne. E poi ci sono Paola, Corrado, Roberto, Adelmo. Personaggi che andranno l’uno verso l’altro in modo disordinato, irregolare, aggressivo, forse violento. E alla fine genereranno una matassa ingarbugliata di rapporti, paure, fragilità, segreti.

È un testo che va letto con tutta l’attenzione possibile, per poter notare cosa realmente si nasconde dietro ogni avvenimento, che a primo acchito può sembrare la descrizione di un normale evento, in una normale vita. L’autore si avvale poi dell’ausilio di diversi esperti (in materia di vini, illustrazioni, psicanalisi e molto altro ancora) per dare spessore a quelli che potrebbero sembrare dei dettagli, all’interno del corpo della lettura. Inoltre introduce abilmente, al punto giusto, quadri, strofe di canzoni, estratti di libri. È, anche, un inno all’Arte, in tutte le sue forme. È un romanzo, sì, ma tragicomico. Che cela bene tra le sue righe quello che è il dramma teorizzato da Lacan. L’esistenza di questo oggetto “a”, oggetto perduto del desiderio, a cui si anela incessantemente. Si tratta di un luogo vuoto che il soggetto si sforza di otturare con oggetti “a” immaginari. Sarà questo allora il bandolo della matassa? Questo oggetto “a” trasformato in “b” da Papetti?
[@Martina Caruso]

 

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