Le cose che devi sapere prima di leggere questo romanzo… Le imperfette, Federica De Paolis

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La nostra collaboratrice Martina ha avuto il piacere di parlare con l’autrice Federica De Paolis, vincitrice del Premio letterario DeA Planeta.
È stata un’esperienza così piacevole che vogliamo condividere il senso di questo romanzo con voi…

“LE IMPERFETTE”, UN RACCONTO SULL’INCONSAPEVOLEZZA

“Le imperfette” di Federica De Paolis è il romanzo vincitore del premio DeA Planeta 2020. Sesto libro della scrittrice, questo è un “contenitore” di molti dei problemi che oggi camminano nella nostra società. Avviluppati da un’inconsapevolezza di fondo, tali “afflizioni” colpiscono tutti i personaggi del romanzo e non solo Anna, la protagonista. Tutti loro ricercano una perfezione che non gli appartiene, perché l’uomo, proprio in quanto tale, è un essere fallibile. È forte l’influenza dell’apparenza, tanto nel romanzo quanto all’interno della nostra società. È una presenza costante questa mano invisibile che guida il mondo ai tempi dei social. Come l’autrice stessa ci spiega in un’intervista: “L’ambizione alla perfezione è un male sociale, si pensi ai social network, addirittura ai filtri che vengono usati. Ci raccontiamo sempre felici, in una condizione di benessere, non solo economico. Quindi la perfezione è divenuta un’esigenza sociale. I personaggi del romanzo si auto-sfuggono, creando un affanno. Vivono tutti in difesa di loro stessi, mostrandosi diversi da ciò che realmente sono.”
Anna è madre di due bambini che cura in modo ossessivo e preciso. Cure che però distano dalle amorevoli attenzioni materne. La frase, estratta dal libro, che dice “quando nasce un bambino nasce una madre”, può non essere universalmente vera. E Anna ce lo dimostra. “L’istinto materno può tardare, può procrastinarsi. Anna è attenta, in modo ossessivo, ma il momento che preferisce è quando i bimbi dormono perché sono presenti e allo stesso momento non lo sono. Di certo Anna è una madre sufficientemente brava, ma non felice” chiarisce Federica.
Inoltre, si muove in un matrimonio che, seppur giovane, è già dato per scontato. Il marito, chirurgo estetico che lavora nella clinica di famiglia, non la cerca più e nemmeno Anna lo fa. E le fibre di questo rapporto che tenevano vicini i due iniziano a logorarsi, iniziano a lasciare spazi. Perché è proprio di spazio che l’autrice parla, non di tradimento. “La relazione va cercata, va curata. Sembrerà banale, ma la frase che paragona la relazione ad una pianta è vera. La relazione infatti, proprio come una pianta, va innaffiata.” Spiega ancora: “Finché due persone restano vicine nessuno può infilarsi tra loro. Ma se questo non accade, se si genera lo spazio, è facile che entrino altre persone. È questo il caso di Anna con Javier.” Ma anche questo tradimento non è una scelta, Anna tradisce in modo inconsapevole. “È come se quest’uomo cadesse addosso ad Anna, non è lei che lo cerca”, dice la De Paolis, “ma nel momento dell’incontro con l’altro Anna si reinventa, si riscopre attraverso l’occhio di Javier”
I personaggi che si intrecciano in questa storia, che ha quasi del thrilling, vivono gli accadimenti “dall’interno”. Passano attraverso la vita senza guardarla dall’esterno, ed è questo che genera l’incoscienza, l’ignoranza di ciò che realmente sta accadendo.
Ma tutta questa inconsapevolezza, questo non rendersi conto, che a volte può essere quasi una giustificazione, prima o poi cessa. Prima o poi, nella vita, arriva
quello schiaffo in faccia capace di scuoterci dal torpore in cui siamo adagiati. “C’è bisogno di una rottura per arrivare alla consapevolezza. I grandi momenti di riflessione nella vita di un uomo sono due: la nascita e la morte. Sono momenti che ci danno una percezione diversa della vita e del mondo” spiega la scrittrice, ed è davanti a questi “spartiacque” che ci si ferma e ci si chiede se questo continuare a correre verso la perfezione valga tutto l’affanno che provoca. È questo che succede anche ad Anna: un evento di grandi dimensioni capace di aprirle gli occhi, sulla sua esistenza e non solo.
Federica De Paolis vuole muovere una critica al sistema, come lei apertamente dichiara, e lo fa con uno scritto dalla trama ricca, quasi drammatica. Vuole arrivare ad ognuno di noi e ricordarci che siamo soggetti a cadere in errore, che la ricerca della perfezione è una perdita di tempo, che l’apparire sfianca, ci frega.
Ci ricorda che siamo “LE IMPERFETTE”, ma non in quanto donne, lo siamo in quanto PERSONE, senza distinzione alcuna.

A cura di Martina Caruso

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