“Nàccheras” – Ilenia Zedda

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5/5 (5)

AUTORE: Ilenia Zedda
TITOLO: Nàccheras
EDITORE: DeA Planeta
GENERE: Narrativa

TRAMA:

Cala dei Mori è un posto speciale. Sul fondo del mare, raggiungibili soltanto con una lunga apnea, enormi conchiglie custodiscono un dono: è il bisso, la seta color oro che ha vestito i grandi re dell’antichità, e che oggi una sola donna al mondo è in grado di raccogliere e di tessere. Quella donna è il Maestro – ma molti, avendone paura, preferiscono chiamarla “strega” – e sta insegnando i suoi segreti alla nipote Caterina che, a dispetto dei suoi tredici anni e di un corpo che sta per sbocciare, ogni giorno al calar del sole si tuffa nella Cala e insegue la perfezione spirituale che quel compito richiede. Sa di non essere ancora pronta, ma sa anche di avere il mare nell’anima e nel destino. Nascosto dietro gli scogli, Francesco la osserva e la ama a modo suo, in silenzio, ammirando la grazia dei suoi gesti.

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È uno scapestrato, Francesco, appartiene a un popolo di minatori, devoto alla terra, nero di carbone, testardo come la roccia e come il dolore che si agita nel suo sangue. Forse è per questo che non è mai riuscito a rivolgerle neanche una parola? Ma soprattutto, come si diventa qualcosa di diverso da ciò che tutti si aspettano? Ambientato in una Sardegna arcaica, suggestiva e piena di mistero, questo romanzo è spinto da una magia implacabile e ritmica come un’onda increspata dal maestrale. E sa raccontare con delicatezza un’età di incontri imprevisti, di responsabilità indesiderate, di scelte che possono determinare una vita intera.


RECENSIONI

Cala dei Mori. Sardegna. È la trentacinquesima sera e Francesco è di nuovo lì, rannicchiato tra gli scogli che attende Caterina. In realtà, più che attenderla, è lì per spiarla. Da più di un mese pratica questo particolare rituale: all’ora del tramonto si reca alla baia e aspetta che Caterina si conceda il suo bagno serale. Ma quella liturgia che Caterina ha instaurato è più di un semplice tuffo: si porta in acqua e, dopo aver intonato un canto che è più una preghiera, va giù e resta in apnea per un tempo indefinito.

Questa pratica è figlia di secoli e secoli di tradizione. Caterina discende da diverse generazioni di donne che filano il bisso: una particolare fibra tessile ottenuta per gentile concessione di un mollusco conosciuto come nacchera. Sua nonna, Su Maistu, presto lascerà il testimone e lei dovrà mostrarsi degna figlia del mare, così come la storia richiede. Ma Caterina non prova quel senso di appartenenza che la rende capace di immergersi per diverso tempo e procurarsi il bisso.

Così come Francesco, che fa difficoltà a sentirsi parte di qualcosa. Il padre è morto in miniera, ammazzato da quella stessa terra che venerava. La madre nasconde qualcosa. Gli unici compagni che ha sono dei ragazzacci che si prendono gioco di lui, schernendolo spesso.
Ma un giorno, uno dei tanti in cui sta alla Cala dei Mori ad attendere Caterina tra gli scogli fa un ritrovamento agghiacciante. Lo stesso che anche la ragazza farà qualche giorno dopo. E questo tetro segreto li porterà finalmente vicini, darà loro quel senso di appartenenza che avevano smarrito o che forse non avevano mai avuto. Ma Caterina ha un compito, un dovere da assolvere, verso sua nonna, verso le sue ave e verso la natura. E Francesco, figlio della terra aspra, rovente, benefattrice e assassina potrebbe essere un ostacolo.

Con Naccheras, Ilenia Zedda crea un mondo che non sembra essere attraversato dal tempo. Dove è la tradizione a dettare le regole, dove ciò che è diverso va allontanato. Contrappone la terra cocente al mare calmo. Contrappone il cuore limpido di due tredicenni ad un segreto spaventoso, pesante come un corpo morto. Contrappone Francesco e Caterina, terra e acqua, stabilità e movimento. E, infine, contrappone l’amore alla morte, e lo fa con una scrittura sicura e avvolgente, in grado di rapire il lettore.

[©Martina Caruso]

 

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