“La biblioteca di Parigi” – Janet Skeslien Charles

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5/5 (4)

AUTORE: Janet Skeslien Charles
TITOLO: La biblioteca di Parigi
TRADUTTORE: Roberta Scarabelli
EDITORE: Garzanti
GENERE: Narrativa

TRAMA

Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada.

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Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.


RECENSIONI

Odile è una parigina intraprendente, fin troppo per l’epoca in cui vive: alle soglie della seconda guerra mondiale ci si aspetta che l’obiettivo di una ragazza sia trovare marito e mettere su famiglia. Ma Odile porta nel suo cuore un desiderio da sempre, regalo del tempo trascorso da piccola con sua zia Caroline: lavorare all’American Library di Parigi. Incoraggiata in famiglia soltanto da suo fratello gemello Remy, ottiene questo lavoro e da quel momento per lei si apriranno nuove strade ed opportunità che la porteranno a conoscere le persone più importanti della sua vita: sua “sorella”, la sua migliore amica, il suo primo amore… La guerra irrompe nella vita dei Parigini: i Soldaten invadono Parigi, saccheggiano le biblioteche, sono alla caccia di stranieri ed ebrei da arrestare e mandare nei campi di internamento e concentramento. La quotidianità viene stravolta in ogni suo singolo aspetto, a causa della guerra non esiste più il buon senso, si esterna una brutalità che porta a compiere azioni che cambieranno per sempre il destino di amicizie ed amori…

Il romanzo si svolge su due piani narrativi: quello di Odile (Parigi, 1939) e quello di Lily (Froid, anni ’80): si tratta di due persone diverse, appartenenti a generazioni diverse e soprattutto a momenti storici differenti, che si ritrovano vicine, indispensabili, dopo una travagliata conoscenza, l’una per l’altra.
Sembra proprio che ad accomunare queste due figure siano le stesse difficoltà incontrate nella vita, gli stessi errori, la stessa voglia di rimediarvi.
Avrei potuto soffermarmi alla semplice “storia” commovente, che facilmente coinvolge per la ricchezza di dettagli che ti mostra Parigi tra le righe delle pagine e ti fa desiderare di visitarla (o di rivisitarla!); avrei potuto soffermarmi al “mi piace” perché è per me facile immedesimarmi in una ragazza “ribelle”, che ha imparato prima ad innamorarsi dell’amore tramite i romanzi che legge e poi lo ha sperimentato, che sogna di lavorare in una biblioteca, di respirare ogni giorno l’odore dei libri.

Un giudizio assolutamente positivo, impreziosito dalla nota dell’autrice, al suo termine, che aiuta a scavare a fondo per cercare il messaggio nascosto in queste pagine.
“La biblioteca di Parigi” una storia ispirata a persone, eventi, luoghi, oggetti VERI. Parla di come l’amore per i libri renda coraggiosi, desiderosi di proteggere dalla cattiveria dell’uomo gli indifesi, chi ha la sola colpa di essere “straniero” o, seppur parigino, ebreo. Dietro questo romanzo ci sono anni di ricerca in archivi e musei. Soprattutto c’è un’attenzione ai sentimenti umani, non sempre positivi, quali gelosia, rabbia, desiderio di “vendetta”, che prendono il sopravvento quando si prova un grande dolore. C’è la voglia di sottolineare quanto sia importante la comunicazione: in famiglia, con gli amici, col proprio partner. Tenere chiusi dentro di sé i propri sentimenti non sempre è riservatezza: in alcuni casi può alimentare il buio che ci portiamo dentro e portarci a gesti di cui potremmo pentirci per sempre.
Uno dei libri più toccanti mai letti, ne consiglio vivamente la lettura.

[©Eleonora Nicolosi]

 

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