“Charles Bukowski. La scrittura che esplode dal basso: L’America e il suo ubriacone” – Francesco Amoruso

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4/5 (2)

AUTORE: Francesco Amoruso
TITOLO: Charles Bukowski. La scrittura che esplode dal basso.
EDITORE: Terebinto Edizioni

TRAMA

In questo volume l’autore indaga sullo stretto rapporto tra autobiografia e narrativa che ha contraddistinto l’opera di Charles Bukowski, scrittore americano conosciuto ai più per la sua vita dissoluta, fatta di alcol e sconcerie.
Amoruso ha cercato di mettere in luce la sua sensibilità umana, l’inventiva e l’attaccamento alla scrittura, viaggiando tra le fessure di una vita letteraturizzata, spesso contraddistinta da narrazioni oscene, con protagonisti maniaci, ubriaconi, stupratori e giocatori incalliti; e provare, nonostante ciò, a toglierlo dalla gabbia di un’immagine stereotipata in cui, probabilmente, lui stesso si è lasciato rinchiudere. Una scrittura in cui prosa e poesia, come già aveva capito Walt Whitman, non sono inconciliabili ma, anzi, diventano due modalita dello storytelling in cui non c’è confine: l’una influenza l’altra e viceversa.


RECENSIONI

Ubriacone incallito o anima tormentata? Vecchio sporcaccione o talento contestato? Indecente, farsesco, sprezzante, osceno, beffardo, disincantato, debordante: non è possibile definire Henry Charles Bukowski senza usare l’intera scala cromatica degli aggettivi e alzare il polverone del dibattito.

Un personaggio del genere sfugge a qualsiasi comune parametro di giudizio e può essere filtrato solo attraverso la nostra personale sensibilità, il nostro peculiare senso del pudore, l’educazione ricevuta e la morale che ci siamo cuciti addosso. Restiamo pure spiazzati dal putridume e dall’acre odore di sesso e alcol emanato dalle sue opere, ma sforziamoci quantomeno di non emettere sentenze prima di aver conosciuto l’intero e pazzesco mondo Bukowskiano.

Il saggio di Francesco Amoruso, Charles Bukowski, L’America e il Suo Ubriacone, ci invita proprio in questa direzione, ci incuriosisce, ci stuzzica ad andare oltre le apparenze e non cadere nella trappola dei falsi stereotipi. Scorrevole e mai ampolloso, ci introduce alla scoperta di quest’autore così controverso.
Apprendiamo innanzitutto che Bukowski è figlio del suo tempo, della sua famiglia e anche del suo corpo. Cresce isolato dai coetanei, con un padre dispotico e violento, una madre accondiscendente e omertosa. Frustrazione, disperazione e senso di inadeguatezza crescono prepotentemente insieme all’acne che gli devasta il viso e trovano sfogo nella scrittura. Fiumi di inchiostro con i quali il nostro caro Buk vomita se stesso e i suoi contemporanei, raccontando senza mezzi termini cinismo e depravazione.

Vita e letteratura, connubio inscindibile in uno stile unico, inclassificabile, schietto e sferzante che neanche l’incalzare della morte riuscirà ad affievolire. Bukowski non appartiene alla Lost Generation di Hemingway né al movimento Beat di Kerouac. Si fa beffe dei canoni tradizionali e dipinge un’America che, disillusa dal miraggio del New Deal, si avvia alla grigia omologazione imposta dal consumismo. Ma non resta mai semplice spettatore, piuttosto striscia all’interno dei vicoli più reconditi e degli angoli più miserabili dell’esistenza e della società per dar voce a pazzi, barboni, reietti, diseredati e ubriaconi, a personaggi grondanti di volgarità ed eccessi, protagonisti incontestabili di una fascia sociale che tutti vogliono insabbiare sotto l’ipocrita perbenismo dello Stato.

Un universo sordido, quello Bukowskiano, che qualche regista ha provato a trasferire sul grande schermo senza risultati apprezzabili. Il Buk della celluloide non potrà mai essere fedele al Buk dei libri. Troppi condizionamenti esterni e troppa distanza.
E allora cosa aggiungere? Mettiamoci comodi e lasciamoci guidare dal tributo che Francesco Amoruso ha voluto dedicare al vecchio Hanky, col suo aspetto trasandato, il cranio abnorme, il viso butterato, le mani piccole e mollicce. Alleggeriamoci dal fardello dei pregiudizi e sorprendiamoci a scoprire che un tale degenerato sia stato padre amorevole di sua figlia Marina, l’unica in grado di far germogliare il seme dell’amore in mezzo a tanta lordura.

[©Assunta Saragosa]

 

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