“Devo essere brava” – Alessandro Q. Ferrari

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3.5/5 (2)

AUTORE: Alessandro Q. Ferrari
TITOLO: Devo essere brava
EDITORE: DeA

TRAMA

Sara deve essere brava. Deve essere brava, e non ci sono alternative. Perché in caso contrario non rivedrà più suo fratello Rocky, non glielo lasceranno portare a casa, non potrà mai viverci insieme. E Rocky è tutto ciò che vuole dalla vita. Quello e andarsene da Roveto, dove il grigiore annebbia la mente e impedisce di vedere il futuro. Certo, il fatto che suo padre se ne sia andato non aiuta. Nemmeno che sua madre abbia trovato lavoro in città e abbia deciso di abbandonarla.

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Ha la rabbia ai denti, Sara. È questo mondo storto e sbagliato, dove una diciassettenne può ritrovarsi all’improvviso sul baratro di un abisso, che gliela fa venire. E lei ha bisogno di distruggere, mordere, rompere, forse anche solo per togliersi quel sapore nero che ha in bocca, come se l’unico modo di avvicinarsi alla realtà fosse azzannarla. Sara deve essere brava, per trovare una via d’uscita a tutto questo. Ma da sola non può farcela. Può farcela? Amicizie sbagliate, ragazzi sbagliati, adulti sbagliati. Sara sa solo ripetersi quello che deve ma non riesce a essere. Finché una notte, a Roveto, tocca il fondo dell’abisso, e capisce che è il momento di risalire. Non importa se tutto il mondo le è contro, niente potrà fermarla. Dall’autore del bestseller Le ragazze non hanno paura, una storia che racconta la ferocia e la grazia dell’adolescenza.


RECENSIONI

Sara se lo ripete in continuazione, che deve essere brava, deve gestire nel modo migliore questa situazione per uscirne il più presto possibile e da vincitrice. E quale sarà il premio? Rocky, suo fratello, finalmente a casa con lei. Ma non è mica semplice. Perché Abramo, suo padre, ha raccolto le sue cose e se n’è andato di casa. Perché sua madre non riesce proprio a smettere di bere.

Siamo a Roveto, piccolo paese di provincia che ci mette un attimo a trasformarsi in una prigione stretta, capace di soffocare con i suoi giudizi, il suo catalogare. E Sara questo lo sa bene. Sogna di scappare via, lontano dalla madre che nasconde bottiglie di alcolici ovunque; dal padre che scappa dalle sue responsabilità e piange; da Lavinia che è tutto ciò che lei non è e vorrebbe essere; da Federico che è bello ed impossibile; da Fumo, che si fa amare e odiare; da don Walter che ascolta come se non avesse niente da fare e spesso parla a sproposito.

Vorrebbe portare con se solo Rocky, ma questo sfugge dalle sue capacità. Ci vorrebbe qualcos’altro per liberarlo, ci vorrebbe un miracolo. E allora a chi rivolgersi, se non alla Madonna della Pioggia? In una notte di follia, Sara stacca la statua dal suo posto e se la porta fin dentro casa. Perché lei ha bisogno di quel miracolo, di quel riscatto. È gonfia di rabbia, di disprezzo, di desideri. E allora morde, stringe i denti fino a farsi male. Così come fa male quell’età di incertezze, di non appartenenza, in cui non sei bambino e non sei adulto. In cui tutto è troppo o troppo poco. E gli adulti sono distanti e sbagliati, incapaci di ammettere di essere fallibili.

Alessandro Q. Ferrari, con grande capacità, dà voce a Sara e all’adolescenza nel suo aspetto più crudo: amori sbagliati, violenze, strade pericolose, famiglie distratte, paura e rabbia. Parlando in prima persona, Sara instaura fin dal primo rigo un rapporto amicale col lettore. Nasconde aneddoti e poi li rivela, pone domande. Ed è facile perdersi in queste pagine e sentire il bisogno di dare una mano a Sara, volersi accollare i suoi problemi, le sue responsabilità. Viene naturale volerle gridare a gran voce che non è necessario essere bravi, non a quell’età. Anzi, non lo è mai. Bisogna solo essere sé stessi, perché “fuori le persone sono fatte tutte sbagliate, ma dentro se cercano con attenzione trovano il modo di essere giuste”.

[©Martina Caruso]

Sara è un sacco di cose, è un’adolescente se parliamo di età, è curiosa, testarda, tosta se parliamo di personalità.
Tante sono le domande che si pone, ma sono domande a cui non solo non ha risposte ma non le importa neanche di riceverle, perché la sua vita è un gran punto interrogativo.
È una prerogativa di tutti gli adolescenti la confusione.
Sara ripete come fosse un mantra “Devo essere brava”.

Le situazioni intorno a lei la mettono a dura prova, e dentro sé c’è una continua lotta tra ciò che è giusto e quello che non lo è.
A volte fa la brava, a volte no.
Ma chi decide cosa è giusto o sbagliato? Le istituzioni? La coscienza? L’educazione?
Sara dovrà scoprire tante cose sulla sua pelle.

L’assenza dei genitori sarà il primo passo verso una crescita, obbligata. Lei vorrebbe tanto una famiglia… ma pensandoci la sua famiglia è il suo fratellino rinchiuso in un Istituto.
Sì Rocky è decisamente la sua unica famiglia. Deve andare a riprenderlo.
Il tempo non sembra giocare a suo favore perché ha fatto una promessa più grande di lei.

In tutto ciò ci vorrebbe un miracolo. Come si chiede un miracolo? Facendo la brava?

Una parte mi ha colpita in particolar modo.
Nella storia Sara fa un continuo viaggio di introspezione.
Ad un certo punto crede di poter stare bene solo stando con un’altra persona, oppure avendo intorno venti favorevoli, invece con una delusione di troppo dovuta a grandi aspettative, dovrà comprendere quanto questa sua teoria è destinata a sgretolarsi.
La felicità personale non dipende dagli altri ma da se stessi, dalle scelte giuste o sbagliate che siano, l’importante è sempre non fermarsi. Tutti abbiamo sbagliato e tutti continuiamo a farlo.

Molteplici insegnamenti si possono estrapolare da questo libro: l’importanza dello studio, l’arte del “bastarsi” perché ognuno è diverso e speciale a modo suo, la capacità di chiedere aiuto e l’umiltà di riconoscere che quest’atto non è sinonimo di debolezza bensì di forza.

È sicuramente un libro tutto da scoprire.

[©Anysbook]

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