“L’ultima testimone” – Cristina Gregorin

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AUTORE: Cristina Gregorin
TITOLO: L’ultima testimone
EDITORE: Garzanti
GENERE: Narrativa

TRAMA

Un uomo anziano sta morendo quando pronuncia queste ultime parole: «Cercate Francesca perché solo lei sa la verità». Una semplice frase che stravolge la routine che la donna si è costruita con difficoltà negli anni. Una routine dove non c’è spazio per il suo passato. Ma ora ci sono mille domande che chiedono una risposta e la costringono a tornare a Trieste. Lì, quando era solo una ragazzina, ha assistito a qualcosa che ha preteso di dimenticare. Qualcosa che ha a che fare con sua nonna e i suoi amici, che le hanno voluto bene come a una figlia. Sono stati loro a insegnarle a non fidarsi mai di nessuno, perché sono cresciuti in un tempo buio. Un tempo in cui la guerra aveva spento ogni sogno. Eppure hanno combattuto nella resistenza, cercando di fermare il nemico con qualunque nome o divisa si presentasse. Ma, quando si vivono totalmente i propri ideali, si fanno scelte che cambiano il futuro. Scelte che hanno un prezzo. Scelte che portano ad avere dei segreti, per cui non dovrebbero esserci testimoni. Francesca non ha mai capito qual sia il suo ruolo nelle loro vite, nella loro amicizia, nelle loro promesse senza riscatto. Eppure ora deve scoprirlo. Perché qualcuno l’ha chiamata a ricordare. Perché la storia più sembra lontana più è a un passo.


RECENSIONI

Ricoverato all’ospedale di Trieste, Bruno Tommasi è ben cosciente del fatto che la sua vita sta per giungere al capolinea. In più di novant’anni di vita, i suoi occhi ne hanno viste di cose! Ha combattuto la seconda guerra mondiale, e dentro di sé non si è mai conclusa. Ora però è giunto il momento di chiudere il conto con quel passato ancora troppo vicino, fervido, pesante. Ma Bruno sa di non averne il tempo ormai. Allora non gli resta che affidare il compito a suo nipote.

Mirko, storico di professione, viene investito da questa vaga confessione da parte di suo nonno poco prima che questo passi a miglior vita: nel 1976 un suo caro amico, Vasco Cekic, si è suicidato. Mirko dovrà cercare Francesca Molin e scoprire cosa si nasconde dietro a questo racconto apparentemente anonimo, “per la pace di tutti”. Francesca Molin non abita più a Trieste da anni ormai, fa l’ostetrica e vive esclusivamente in funzione del suo lavoro. È scappata da Trieste quando ha capito che affrontare e cancellare quello che i suoi occhi di bambina dodicenne avevano visto sarebbe stata una fatica troppo grande. Ha preferito darsela a gambe, scacciare ogni ricordo e, con essi, ogni dolore.

Quando, in una mattina di novembre, il suo cellulare squilla e dall’altro capo c’è Anita Tommasi, figlia di Bruno e zia di Mirko, quel passato le torna prepotente davanti. Bruno ha fatto il suo nome poco prima di morire ed ora tutta la sua famiglia vuole saperne di più. Qualora lei dovesse rifiutarsi cercheranno sicuramente di cavare qualcosa da Alba, e Francesca questo non può permetterlo. Alba, nonna di Francesca nonché amica di Bruno ai tempi della guerra, ha ormai raggiunto la veneranda età di novantasei anni, è debole, con i suoi acciacchi. Un viaggio a ritroso nella sua vita potrebbe danneggiarla irrimediabilmente. Così a Francesca non resta che tornare lì, dove tutto è cominciato, e cercare di proteggere Alba e sé stessa, ma soprattutto i suoi segreti.

Mirko intanto, con la passione dello storico e con la curiosità di svelare la vera identità di quel nonno autoritario ma amorevole, inizia a muovere piccoli passi verso ciò che è stato. Scova testimoni, vecchi amici di suo nonno, conoscenti. E nonostante la ferma opposizione di Francesca, che cerca di intralciare la sua ricerca, piano piano gli eventi iniziano ad incastrarsi come pezzi di un truce puzzle. Ma l’ultimo, il pezzo mancante per completare quel macabro quadro di anni di violenze, è custodito gelosamente dall’ultima testimone.

Viene fuori il tragico racconto di giovani vite spezzate dalla guerra, dall’occupazione fascista, poi nazista, dall’invasione delle truppe jugoslave di Tito. La continua lotta di giovani legati alla loro terra e desiderosi di vederla libera, senza più sangue e soprusi per le strade, vittime innocenti, tradimenti, deportazioni. E sarà questa una lotta combattuta sulla sottile linea che divide il bene dal male, il giusto dall’ingiusto.

Affiora il racconto di una guerra ben diversa di quella letta sui libri, vista nei film: la guerra è sospetto, paura, rabbia, desiderio di giustizia per tutte le violenze perpetrate su poveri innocenti.
E il racconto della guerra nella guerra: quella che impegnò la città di Trieste ben oltre la fine della guerra mondiale. Quel continuo cercare una patria a cui appartenere, quel desiderio di sentirsi parte di una comunità che si fonde inevitabilmente con la paura di essere catalogato poi come “il diverso”.

L’autrice vuole rendere omaggio al sacrificio di migliaia di triestini che nello scorso secolo hanno pagato caramente l’attaccamento a quell’ideale di giustizia e libertà, definisce i contorni e le dinamiche di quella microstoria di cui i libri raccontano poco.
Protagonista indiscussa del racconto è certamente la storia, intesa come memoria del passato e, soprattutto, monito per il futuro.

[©Martina Caruso]

 

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