“In città zero gradi ” – Daniel Glattauer

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4/5 (2)

AUTORE: Daniel Glattauer
TITOLO: In città zero gradi
TRADUTTORE: L. Basiglini
EDITORE: Feltrinelli
GENERE: Narrativa

TRAMA

Max detesta il Natale e quest’anno, per la prima volta in vita sua, è fermamente intenzionato a lasciarselo alle spalle e a fuggire in un paradiso esotico. Purtroppo, però, ha fatto i conti senza Kurt, il suo cane. Kurt è stato un investimento sbagliato: passa la maggior parte del tempo a dormire e, quando si muove, tutt’al più lo fa per sbaglio. A chi affidarlo durante la vacanza? All’inizio Katrin non ha nulla a che spartire né con l’uno né con l’altro. Alla soglia dei trent’anni deve, suo malgrado, sopportare genitori che devono, loro malgrado, sopportare il fatto che lei non abbia ancora trovato l’uomo giusto. Con l’avvicinarsi del Natale e della tradizionale riunione di famiglia, la pazienza di tutti giunge al limite. Di colpo, però, ecco che all’orizzonte spunta Kurt. A Katrin non piacciono granché gli animali, ma a suo padre ancora meno. L’inserzione di Max per un dog-sitter è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Così in un attimo lei architetta un piano formidabile. Mentre in città la temperatura continua a scendere e la prima neve ammanta di bianco le strade, le vite di Max, Katrin e Kurt si intrecciano inesorabilmente, in un crescendo di sorprese, trovate geniali e battute memorabili. Una nuova e intensa storia d’amore, con il giusto mix di leggerezza e serietà e due indimenticabili protagonisti. Anzi, tre: fare i conti senza Kurt è davvero impossibile.

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RECENSIONI

Ho conosciuto qualche anno fa Glattauer con “Le ho mai raccontato del vento del nord” e “La settima onda”, che erano entrati nelle mie corde per lo stile scorrevole, la storia coinvolgente (a tratti struggente), ma leggera, ideale per allontanare la mente dalle giornate stancanti e difficili da superare.

L’impatto con questo romanzo è stato inizialmente deludente, perché non ho subito percepito la sensazione che ricordavo: quasi avrei voluto mollare la lettura, spinta dall’antipatia verso uno dei due protagonisti.
In realtà non era il personaggio in sé a provocarmi noia, ma la descrizione contorta dei suoi pensieri, con annesse “parentesi” di ripensamenti vari su quello che un istante prima era stato scritto.

Ad un certo punto del romanzo, però, ho visto una svolta, un cambiamento nello stile di scrittura, meno monotono, più entusiasta, che ha coinciso con il momento in cui ho iniziato a provare curiosità ed interesse, a fremere perché arrivasse quel minuto della giornata da poter dedicare alla lettura.

L’intero romanzo copre il periodo che va dal primo giorno di dicembre alla vigilia di Natale: un calendario dell’Avvento di una storia d’amore originale e per niente sdolcinata, nata nel momento più magico per me dell’anno. Troppo pochi i giorni perché questa storia risulti credibile? Non penso: ritengo che la riuscita di “In città zero gradi” stia proprio nella semplicità di questo racconto e dei suoi personaggi, che vivono una vita normale e come tutti nella vita hanno conosciuto periodi bui e tormentati, stasi deprimenti, fino al giorno in cui il destino decide di regalare loro davvero la felicità.

Per chi, come me quando l’ho scelto, è in cerca di una lettura non eccessivamente impegnativa, ma allo stesso tempo piacevole, potrebbe essere il libro giusto… nel periodo (tra un po’!) giusto!

[©Eleonora Nicolosi]

 

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