“Stjepan detto Jesus, il figlio” – Maria Rita Parsi

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AUTORE: Maria Rita Parsi
TITOLO: Stjepan detto Jesus, il figlio
EDITORE: Salani
DATA USCITA: 26/11/22
GENERE: Narrativa

TRAMA

Stjepan, detto Jesus perché nato a mezzanotte del giorno di Natale, si sente orfano senza esserlo. Figlio della violenza di un soldato su una giovane donna durante la guerra dei Balcani, è stato abbandonato dalla madre, che non sapeva come amarlo e non voleva odiarlo. Cresciuto sotto l’ala protettiva di una bisnonna forte e allegra che però non gli nasconde la verità, a nove anni Stjepan decide di partire alla ricerca della mamma, accompagnato solo dalla sua tartaruga, dal suo cane e dalla sua inseparabile macchina fotografica.

Un viaggio sulle tracce di una donna in fuga da se stessa, che cambiava un lavoro dopo l’altro, lasciando dietro di sé molti amici che accolgono Stjepan con grande affetto, lo aiutano a conoscerla e infine a perdonarla. Ma il libro non finisce con il loro commovente incontro. Perché Stjepan ha ancora un desiderio: andare a trovare il padre in carcere, per dimostrargli che la sua esistenza è la risposta umana alla sua disumana violenza e che la sua sola vendetta sarà non diventare come lui.

Un romanzo che dà voce alle vite distrutte dalla guerra e all’incredibile coraggio grazie a cui molte vittime sono sopravvissute. E la voce è quella di Stjepan, pieno di speranza e ostinata tenerezza, come solo possono esserlo i bambini che salveranno il mondo. Il ritorno alla narrativa di Maria Rita Parsi, personaggio di spicco di questo Paese, da sempre impegnata con il suo lavoro a renderci tutti più attenti agli altri, più critici davanti al male, più generosi, più giusti, più degni della nostra umanità.

Libro candidato al Premio Strega 2021


RECENSIONI

Durante la guerra dei Balcani, la vita di una giovane donna piena di sogni e di speranze si trasforma nel più tremendo degli incubi. La sorte di Mariaka è identica a quella di molte altre donne che, come lei, vengono sequestrate e violentate per mesi dai soldati serbi. Quando finalmente riesce a fuggire, però, scopre di essere incinta.

E il figlio che porta in grembo è proprio del suo aguzzino. Incapace di guardarlo senza ripensare alla sofferenza e alle umiliazioni subite, Mariaka decide di affidare il bambino ad una nonna e di partire, nella speranza di poter dimenticare quello che le è successo e di ricominciare una nuova vita. Stjepan cresce circondato dall’affetto dei parenti ma nonostante tutto si sente perennemente un orfano, senza né madre né padre.

Ne conosce le ragioni perché gli sono state spiegate con estrema sincerità e in qualche modo le comprende, soffrendo per essere fonte di così tanto dolore. Il suo più grande desiderio, però, è proprio quello di poter
riabbracciare la sua mamma e spiegarle che lui non ha colpe. Convincerla che non è fuggendo che risolverà i problemi ma soltanto accettandolo e amandolo. In fondo, anche lui è una vittima di quell’uomo e della sua crudeltà.

Appena è abbastanza grande, quindi, si mette sulle tracce di Mariaka. Accompagnato da un amico immaginario, da una tartaruga e da un fedele cagnolino, si mette in viaggio con pochi effetti personali, tra cui la sua amata macchina fotografica. Di città in città Stjepan incontra molte persone, quasi tutti hanno conosciuto sua madre e la loro storia.

In loro il bambino trova amici sinceri, desiderosi di aiutarlo nella sua ricerca. In questi mesi scatta molte fotografie, come a voler rendere immortale il percorso che lo sta conducendo fino alla sua mamma. ​Dopo anni, finalmente Stjepan riesce a rintracciarla. La sua reazione, però, non è esattamente quella che lui si aspettava. È necessario del tempo e una nuova consapevolezza per far comprendere a Mariaka che in realtà l’unico modo per rimarginare le sue ferite è quello di riempirle d’amore.

Insieme inizieranno una nuova vita, ma il vero miracolo Stjepan lo compirà soltanto dopo, proprio grazie alla forza che sua madre è in grado di trasmettergli. Questo romanzo si legge d’un fiato. L’impressione, forse, è proprio quella che la storia scivoli via troppo in fretta.

Il merito dell’autrice, però, sta nell’aver raccontato una vicenda estremamente dolorosa attraverso gli occhi di un bambino. È proprio questo filtro a donare leggerezza ad una storia pesante come un macigno. E forse, l’intento era proprio questo. Evitare che il lettore si soffermasse troppo sul male che ha inondato la vita di Mariaka e di suo figlio per dare risalto al finale della storia. Al modo in cui, con semplicità e tenerezza, il piccolo Stejpan riesce a riequilibrare i pesi e a prendersi ciò che gli spettava sin dall’inizio: l’amore di una famiglia, la fiducia nel futuro e, soprattutto, il coraggio necessario per essere una persona migliore.

[©Antonella Venturi]

 

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