“Gli ultimi giorni di quiete” – Antonio Manzini

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FRASI

“Mi dispiace che quest’incontro t’abbia riaperto la ferita”.
“Nicó, una ferita per riaprirsi prima si deve chiudere”.

[Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete]

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“Lui era vivo e quella fortuna andava onorata. Chiamalo destino, disegno divino, coincidenza dell’universo, ma poteva respirare, godersi il tepore del sole autunnale, guardare il mare cambiare colore, sudare, mangiare, bere e ridere.”

[Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete]

 

“Convivere con quel pensiero non era facile, aveva scoperto quel piccolo nucleo esplosivo che molti esseri umani hanno che se eccitato e innescato si spacca, deflagra e ci fa dare il peggio di noi; ci trasforma in belve che si scagliano addosso ai diversi, ai deboli, agli emarginati.”

[Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete]

 

“Era importante rimettere tutto a posto, pulire il pavimento e lasciare il garage immacolato come se niente fosse successo. Questo per gli oggetti. Per le parole non funzionava così, e Pasquale lo sapeva. Le parole dette ormai erano volate via, sapeva di non poterle più rimettere a posto.”

[Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete]

 

“Alla luce dell’abat-jour cercava di risolvere un rebus su una rivista ma si perdeva a osservare il disegno. Pensava alla stranezza dei soggetti rappresentati, appartenevano a un’Italia che non c’è più. I poliziotti con le divise degli anni ’50, come anche di quell’epoca i vestiti delle ragazze o dei bambini, le case e le automobili. I paesaggi e le case ricordavano i film con De Sica e la Lollobrigida, nessun segno di modernità.”

[Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete]

 

“Portare i fiori sulla tomba di un figlio è contro natura. Piangere sulla tomba di un figlio è contro natura. Vivere al posto di tuo figlio è anche peggio.”

[Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete]

 

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