“L’anno in cui imparai a leggere” – Marco Marsullo

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FRASI

“Perchè noi adulti non ci domandiamo la normalità e non ci sorprendiamo per la banalità. Ma al mondo, di banale, non c’è proprio niente. Solo che questo, prima di incontrare Lorenzo, io non lo sapevo.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

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“Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi puó rinunciare. Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostruiscono. Si auto generano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza. Tutti ne abbiamo bisogno e tutti ne siamo soffocati.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

“Perché i figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, s’innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un’altra persona.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

“I bambini, quando ti regalano un metro, te ne chiedono in cambio due. Devi dargli ogni cosa, la leggerezza e l’intensità, la serietà e la sincerità più grande che puoi. Tutto ciò che non sei mai riuscito neanche a dare a te stesso.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

“A decidere, fu la rassegnazione. Perché quando ami qualcuno, certe volte, ti arrendi e lasci che sia il tempo a decidere per te.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

“Le persone a cui vuoi bene, prima o poi, ti deludono. I figli lo fanno, e anche i genitori. Gli amici, spessissimo.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

“Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi può rinunciare.
Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostituiscono.
Si autogenerano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza. Tutti ne abbiamo bisogno e tutti ne siamo soffocati.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

“Continuavo ad abbracciarlo. Lo lasciavo, gli dicevo un’altra frase, poi lo stringeva ancora. Come se in quel momento avessi voluto recuperare tutti quegli abbracci che non eri stato capace di dargli o che, ogni tanto mi ero perso per strada, distratto da un impegno qualunque. E invece avrei dovuto dargliene cento, mille al giorno. E ancora mille. Perché non sai mai quando perderai qualcuno che ami e il contatore degli abbracci, purtroppo, non sa viaggiare nel tempo.”

[Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere]

 

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