“Basta un caffè per essere felici” – Toshikazu Kawaguchi

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4.67/5 (3)

AUTORE: Toshikazu Kawaguchi
TITOLO: Basta un caffè per essere felici
EDITORE: Garzanti
DATA USCITA: 20/01/21
GENERE: Narrativa

TRAMA

L’aroma dolce del caffè aleggia nell’aria fin dalle prime ore del mattino. Quando lo si avverte, è impossibile non varcare la soglia della caffetteria da cui proviene. Un luogo, in un piccolo paese del Giappone, dove si può vivere un’esperienza indimenticabile. Basta entrare, lasciarsi servire e appoggiare le labbra alla tazzina per vivere di nuovo l’esatto istante in cui ci si è trovati a prendere una decisione sbagliata.

Per farlo, è importante che ogni avventore stia attento a bere il caffè finché è caldo: una volta che ci si mette comodi, non si può più tornare indietro. È così per Gōtaro, che non è mai riuscito ad aprirsi con la ragazza che ha cresciuto come una figlia. Yukio, che per inseguire i suoi sogni non è stato vicino alla madre quando ne aveva più bisogno. Katsuki, che per paura di far soffrire la fidanzata le ha taciuto una dolorosa verità.

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O Kiyoshi, che non ha detto addio alla moglie come avrebbe voluto. Tutti loro hanno un conto in sospeso, ma si rendono presto conto che per ritrovare la felicità non serve cancellare il passato, bensì imparare a perdonare e a perdonarsi. Questo è l’unico modo per guardare al futuro senza rimpianti e dare spazio a un nuovo inizio.

Toshikazu Kawaguchi è diventato un fenomeno internazionale con il suo romanzo d’esordio, Finché il caffè è caldo, che ha venduto oltre un milione di copie in Giappone e in Italia è tuttora in classifica dopo mesi dall’uscita. Ora torna con la sua caffetteria speciale e ci consegna una storia emozionante sulla meraviglia che si nasconde negli imprevisti della vita e nei regali del destino.


RECENSIONI

Siamo nel centro di Tokyo, a pochi minuti dalla stazione di Jimbōchō, in un piano seminterrato c’è una caffetteria, avvolta da una strana leggenda. Secondo diversi racconti tramandati negli anni, questa comunissima (almeno all’apparenza) caffetteria permette a chi lo vuole di tornare nel passato. Basta sedersi su di una sedia in particolare e ordinare un caffè. La sedia però è costantemente occupata da una donna vestita di bianco (che, sempre secondo la leggenda, è un fantasma) intenta a leggere un libro. La donna lascia la sedia una sola volta al giorno, per andare in bagno.

Tutte queste stranezze si rincorrono nelle vie di Tokyo suscitando curiosità in non pochi passanti. Eppure il ritorno nel passato non è un racconto di fantasia, una diceria. In quel caffè è veramente possibile raggiungere un dato momento del passato, ma anche del futuro, a patto però di rispettare alcune regole d’oro.
Gōtaro non conosce queste regole e non sa neppure se la storia del ritorno al passato sia vera, ma vuole provare a raggiungere quel particolare giorno di ventidue anni fa, quando in quella stessa caffetteria la vita gli è stata totalmente stravolta, ritrovandosi di là a breve a crescere una figlia non sua, senza trovare mai il coraggio di rivelarle la verità.
Yukio invece arriva in caffetteria con la vita ridotta ad un relitto arenato. È riuscito solo a procurarsi i soldi per quel caffè, per rivedere sua madre e rassicurarla di stare bene, anche se non è vero.
Kurata arriva dal passato invece, nel giorno di Natale.
È raro che qualcuno decida di viaggiare nel futuro, poiché la possibilità di incontrare qualcuno in futuro è eccessivamente improbabile. Eppure lui vuole provarci. Vuole sapere se la sua vita ha raggiunto il suo scopo prima di passare altrove. Kiyoshi, il detective, ha il solo desiderio di consegnare il regalo di compleanno a sua moglie e di rassicurarla che l’ama.
E poi c’è Kazu, cameriera impassibile e donna della famiglia Tokita, che ha il potere di versare quel caffè capace di regalare gioie, dolori, rimorsi. Negli anni ne ha versato diversi, vedendo la gente aggrapparsi a quella caffettiera come se ne andasse della vita, mentre lei, stoica, apre le porte di un tempo non più o non ancora afferrabile. Proprio come il suo, che sembra ormai scaduto, scivolatole dalle mani come quel liquido nero magico, il suo tempo che si è perso quando, all’età di sette anni, ha versato il suo primo caffè. A sua madre.

“Basta un caffè per essere felici” è il titolo di questo romanzo e definirlo emozionante sarebbe certamente riduttivo. È strambo e geniale, inconsueto. Dalla trama avvolgente, come l’aroma del caffè che ci pare di sentire quando sfogliamo le pagine; colmo di dettagli, di sfaccettature e personaggi, ognuno con un ruolo proprio, un significato. E con un messaggio ben chiaro, che si può riassumere brevemente in una delle regole per il viaggio nel tempo, la più importante: qualsiasi cosa si fa nel passato, il presente non può essere cambiato.

[©Martina Caruso]

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