“Splendi come vita” – Maria Grazia Calandrone

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Libro finalista Premio Strega 2021

AUTORE: Maria Grazia Calandrone
TITOLO: Splendi come vita
EDITORE: Ponte alle Grazie
GENERE: Narrativa

TRAMA
Splendi come vita fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c’è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l’autrice. «Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile» (Maria Grazia Calandrone).

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RECENSIONI

“C’è una malinconia grande, nei suoi begli occhi neri, quando ricorda l’isola. Mamma, a che pensi? Mamma guarda fisso davanti, come se non vedesse. Mamma, dove sei? A volte Mamma vede solo quello che ha perduto. Allora, io l’abbraccio e le dico Mammina. Vuol dire Non lasciarmi qui sola”
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Una volta aperto il libro il sentirsi presi per il colletto e tirati dentro una vita fatta di splendore e buio é un attimo. Il libro comincia con un avvertimento: qui si parla di amore ma anche di dolore, perché dove c’é amore c’é anche strappo, abbandono, vuoto…chi legge ora sa e puó scegliere. Impossibile non proseguire, parlo per me. Il libro é autobiografico, lo si sa da subito anche grazie a documentazione fotografica di giornali dell’epoca, eppure questa, tra canzoni citate, film, spettacoli e poesia inzuppata di vita vera che attraversa l’anima, é la storia di tutti. Tutti siamo stati figli dubbiosi sull’amore dei genitori, tutti siamo genitori dubbiosi quando si parla dei nostri figli.
So amare? Riesco a farmi amare?
Madre e figlia dovrebbe essere locuzione che fa pensare ad una isola felice in cui la protezione e l’amore assoluto sono il mare che bagna, eppure…
Il fulcro, una figlia e due madri: figlia voluta e abbandonata dalla prima giovane e disperata madre naturale, figlia voluta e amata fino al limite del Disamore dalla matura madre adottiva. Sottofondo del racconto un lamento infantile assordante, c’é una bimba di quattro anni che chiede aiuto, che chiede amore. Non ha chiesto di venire al mondo ma vuole fortemente esserci, ma vuole amare ed essere amata come ogni sacrosanto figlio al mondo. Io, da madre, ho voluto fortemente trovare (sfogliando compulsivamente le pagine) quella bimba che ha sofferto e soffre per abbracciarla e rassicurarla. Le pagine mostrano quella bimba ragazza e poi donna eppure quella quattrenne piange ed è lí. Quel disperato bisogno di attenzione della madre è sempre lì, vivo al punto da toccare le viscere del lettore. Ho sofferto con lei la forza catartica di una madre adottiva che decide di dire la verità e che ne resta vittima essa stessa. Forse solo una madre adottiva può capire, o forse no. La verità se non salva, distrugge. Da madre, ho compreso il dolore di Consolazione, la madre adottiva; amare follemente una figlia che sai non esser tua e che temere fino all’inverosimile di non essere amati fa impazzire. Tutto il romanzo è una dichiarazione d’amore di una figlia che sopporta la fragilità della madre e che la ama così come è, altro non è che un viaggio verso il proprio buio emotivo che è necessario per poi splendere. Scava nel dolore il vero amore. La poesia finale mi ha commossa nel profondo.
La tessitura di un rapporto così complesso con una scrittura poetica enfatizza, a mio avviso, la meraviglia della fragilità tutta femminile e conquista, senza se e senza ma.
Ci penso da giorni e non so come classificare questo libro, so solo che averlo letto mi ha migliorato come essere umano, come figlia, come madre.
Grazie Maria Grazia Calandrone per questa fetta di vita.
Consigliatissimo.

[©Maria Elena Bianco]

 

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