“Lacci” – Domenico Starnone

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FRASI

“L’architettura aveva assorbito il nostro modo di stare insieme, assegnando angoli per ogni funzione. E sebbene gli spazi fossero grigi, freddi d’inverno e caldissimi d’estate, mai luminosi, essi si erano comunque conformati a consuetudini affettuose, spesso con punte alte di letizia. Abitare la casa per poche ore ogni settimana sulla base della nuova situazione, mi sembrò impossibile.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

“Rimpiangere il passato è stupido, come è stupido correre dietro a sempre nuovi inizi.”

[Domenico Starnone, Lacci]

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“C’è una distanza che conta più dei chilometri e forse degli anni luce, è la distanza dei cambiamenti.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

“Sia io che lei conosciamo l’arte della reticenza. Dalla crisi di tanti anni fa abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci taciamo.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

“Mi imbarazzai. Avevo insegnato a Sandro ad allacciarsi le scarpe? Non me lo ricordavo. E a quel punto, senza una ragione immediata, non mi meravigliai piú che mi fossero estranei, il senso di estraneità era implicito nel nostro rapporto originario.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

“Le lettere custodivano la traccia di un dolore così forte che, se liberato, avrebbe potuto attraversare la stanza, dilagare per il soggiorno, irrompere oltre le porte chiuse e tornare a impadronirsi di Vanda scrollandola, tirandola fuori dal sonno, spingendola a gridare o cantare a squarciagola.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

“I bambini scoprono che l’Eden non è mai esistito e che bisogna accontentarsi dell’inferno.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

“Cosa accade alle belle frasi che ci entrano nella testa, come ci muovono, come diventano prive di senso, o irriconoscibili o imbarazzanti o ridicole.”

[Domenico Starnone, Lacci]

 

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