“La traccia del pescatore” – Roberta Castelli

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4/5 (2)

AUTORE: Roberta Castelli
TITOLO: La traccia del pescatore
EDITORE: Golem Edizioni
GENERE: Narrativa gialla

TRAMA

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità. In questa prima indagine si trova a confrontarsi con un omicidio e con la quasi contemporanea scomparsa di una giovane ragazza. Tra intrighi, misteri e reticenze avrà modo di mostrare tutto il proprio intuito e le proprie capacità all’interno di un commissariato corale e vitale, ricco di personaggi che presto entreranno nel cuore del lettore.


RECENSIONI

Agata era in volo di ritorno da Londra verso la sua amata Sicilia. Reticente di natura e col terrore di morire in un incidente aereo, difficilmente si trovava ben disposta a fare quattro chiacchiere. Eppure quei due uomini seduti accanto a lei sembravano tanto affabili che sarebbe stata certamente maleducata se avesse continuato a nascondere la testa nel libro che stava leggendo. Dal fare quattro chiacchiere, uno dei due, un certo Vincenzo, era passato a rivolgersi ad Agata in modo volgare, al punto che si ritrovò costretta ad alzare la voce richiamando certamente l’attenzione di tutti, steward compreso. Eppure l’uomo non si diede per vinto e, mentre erano in fila per scendere dall’aereo, cercava di braccarla col proprio corpo. E tutto questo con la complicità del suo amico Alfio.

Il commissario Vanedda era assorto nei suoi pensieri quando l’ispettore Vaccaro andò a fargli il punto della situazione: nel bed and breakfast del sig. Condorelli era stato trovato un cadavere: Vincenzo Consoli. E a quanto pare non sarebbe stato l’unico caso di cui occuparsi in quella giornata: c’era da segnalare anche la sparizione di Agata Condorelli, figlia del proprietario del b&b.
Vanedda operava al commissariato di Lachea, proprio lì dove era nato e cresciuto. E dove aveva deciso di rimanere nonostante tutto. Sì perché da quando Angelo aveva reso noto il fatto di essere omosessuale, per lui e poi per il suo compagno Gerlando le cose non furono esattamente facili. Erano continuamente oggetto di scherno, di derisione, di discriminazione. Eppure secondo Angelo andare via sarebbe stato troppo facile, sarebbe stato come darla vinta a chi ingiuriava contro di lui. E questo non poteva permetterlo.
Essendo un paesino, così come a volare di bocca in bocca erano i pettegolezzi amorosi, sicuramente non sarebbero stati da meno quelli riguardanti la sparizione di Agata e l’omicidio di Consoli. E fu proprio così che il commissario Vanedda scoprì che in effetti Agata era stata vista poco prima che sparisse con un uomo sul lungomare. E anche se gli indizi erano ancora pochi, Vanedda era sicuro che i due casi erano certamente collegati. E quando la vedova Consoli, con parole molto poco eleganti, gli raccontò che il marito era un dongiovanni incallito, la soluzione gli sembrò ancora più vicina.
Mentre Vanedda era molto più di un attento osservatore sul lavoro, lo era decisamente di meno nella sua vita sentimentale con Gerlando. Mentre sapeva esattamente come muoversi per risolvere fitti misteri, difficilmente sapeva come dare le giuste attenzioni a chi aveva vicino. Eppure sapeva fin troppo bene che per raggiungere il cuore delle cose (o delle persone) basta guardare a sfaccettature sottili, a dettagli apparentemente insignificanti, al tono freddo di una voce al telefono, ad una camicia abbottonata di fretta.

“La traccia del pescatore” è il libro attraverso cui conosciamo il burbero commissario Angelo Vanedda. L’autrice ambienta la vita del protagonista in una struggente Sicilia, descrivendone luoghi e tradizioni, modi di dire e piatti tipici. E decide inoltre di affrontare, in modo delicato e appropriato, due argomenti di grosso calibro che danno maggiore consistenza alla storia: i pregiudizi sull’omosessualità e la violenza di genere.
Una storia intrigante che ci fa appassionare alla figura del commissario Vanedda e apre la strada ad una prossima indagine…

[©Martina Caruso]

 

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