“La felicità degli altri” – Carmen Pellegrino

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AUTORE: Carmen Pellegrino
TITOLO: La felicità degli altri
EDITORE: La nave di Teseo
GENERE: Narrativa

TRAMA
Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo accidentato della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo. Nel suo cammino costellato di fragorosi insuccessi e improvvisi passi avanti, Cloe attraversa città, cambia case, assume nuove identità, accompagnata da voci, ricordi, personaggi sfuggenti: Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale, guardiani della Casa dei timidi, dove la donna era stata accolta a dieci anni. Cloe è uno sguardo che cerca attenzione e verità, il suo viaggio coraggioso è il racconto di un amore e di una speranza che non si spengono, anche quando dentro e fuori di noi non c’è che rovina.

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RECENSIONI

Felicità é una delle parole più inseguite, una delle piú manipolate, sempre più magnificamente ambigua, definizione che tanto rassicura…L’importante é comunque darsene aria. Ma di quale felicità parliamo? 

La prime due cose che voglio dire su questo libro è che in primis me lo ha consigliato una cara amica e poi che mi ha colpito fortemente la copertina: la trovo bellissima. Quella bambina seduta su quel mobile, vestita a modo ed un po’ retró, con la mano sotto il mento e lo sguardo pensieroso, e poi quel cane bianco dolcissimo accanto a lei in modo protettivo…quella bambina avrei voluto stringerla forte, l’ho percepita triste. Iniziando a leggere scopro che quella bambina é, o potrebbe essere, Clotilde, chiamata Cloe (ma anche Anais ed Esoluna) e che é davvero triste. Da sempre. L’ossessiva rabbia della Xx contro Manfredi (mai vengono menzionati come mamma e papà ma quasi come estranei) ha traumatizzato Cloe che non solo non si é sentita amata ma ha avuto anche, per anni e anni, la sensazione certa che la madre avrebbe voluto disfarsi dei figli.

Brutta cosa il non sentirsi voluti e amati… Ne é così convinta al punto da crearsi una realtà fatta di mattoni di ricordi e di fantasia e di difese che crede solide ma che in realtà non lo sono. Le sue teorie costruite per salvarsi si scontrano ad un certo punto con la realtà.
Può essere felice Cloe o quella di cui può godere é solo la felicità degli altri? Il suo destino é segnato oppure può esserci una svolta? Capitolo dopo capitolo si dipana la sua storia, la sua sofferenza, la sua fatica a stare al mondo consapevole, per pura protezione, di essere “inutile”. Cloe soffre e la Pellegrino lo dice continuamente al lettore. E lo dice in un modo raffinato, mai pesante né pedante. A poco a poco attraverso la ricollocazione dei tasselli del suo passato insieme a nuovi tasselli del presente si erge una anastilosi. Proprio cosí, questa in fondo é proprio la storia di una ricostruzione che comincia usando macerie e si ritrova ad usare mattoni nuovi. Ed é cosí che si riscopre la luce dentro al buio.

Un libro che si legge bene, scorrevole e con spunti di riflessione interessanti, un libro che mi ha lasciato una certa tristezza e che mi invita a riflettere bene come madre…certa che tutto quello che faccio e che dicono che non faccio o non dico si ripercuote sui figli.
Clotilde é la conferma che i bambini sono fragilissimi eppure fortissimi…non tutti peró.

©Maria Elena Bianco

 
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