“Tornare a casa” – Dörte Hansen

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FRASI

“Il silenzio era come una seconda lingua, lo si imparava come si imparava a parlare. Persino i bambini sapevano cosa si poteva dire e cosa no.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“A Brinkebüll c’erano molte cose non dette, alcune aleggiano da decenni per il paese, di casa in casa, di fattoria in fattoria. A volte si posavano un istante, se qualcuno si lasciava sfuggire una parola, per lo più da ubriaco, non proprio a colpo sicuro.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

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“Come se la musica fosse un libretto delle istruzioni che diceva loro cosa fare: stringere le mani, sostenersi durante le giravolte, ondeggiare tra le braccia, mettersi guancia a guancia. Pure sorridere, di tanto in tanto. A volte guardarsi negli occhi. Sembrava che avessero bisogno si musica per essere una coppia, era come una fune che li teneva uniti.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“Sönke strinse la sciarpa ancora più forte, ma non sarebbe servito a molto. Nel suo cranio la vecchia miniera si era rimessa in funzione. Martelli pesanti, picconi, un capo artificiere pazzo. Si prese la testa fra le mani, chiuse gli occhi.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“Come gli iceberg e le grandi navi, Steensen sembrava custodire dentro di sé cose che non si volevano portare alla luce, perlomeno non a Brinkebüll. Meglio non immergersi, non c’è bisogno di vedere tutto, i Balcani, la ruggine, le alghe e le pallide conchiglie. Meglio limitarsi alla terraferma, dove è giusto restare.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“D’un tratto si ritrovò immerso nella malinconia. Voleva stringere quel vecchio a sé, giradischi compreso. Forse era così che si sentivano i genitori quando di notte stavano accanto al letto dei figli. Inermi, sopraffatti sul punto di piangere. Come se ora fosse lui il padre che osservava il figlio addormentato, ascoltando con ansia ogni suo respiro.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“Claudia faceva tutto un po’in grande. Puliva le finestre come altri effettuano trapianti di cuore.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“Il nome Sünje Gregersen gli rilevava più di quanto lei stessa avrebbe mai raccontato di sé. Il resto glielo diceva il suo viso: molto chiaro, un po’ scavato, come li dipingevano gli olandesi o fiamminghi nei vecchi quadri. Facce da Mare del Nord, il profilo levigato dal vento che spira da ovest. Niente che sporgesse, niente.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“Lasciò il mondo di Marret Feddersen come la sua stanza nella locanda: desolata e sottosopra, tutta rovinata ai suoi pesanti stivali.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“Lui ci aveva provato, Dio solo lo sa, a risollevare le anime e ad affrancare dalle valli oscure, ma il lavoro di pastore era difficile lassù. Il suo gregge sembrava refrattario ad ogni credenza. Pelo resistente al vento e alle intemperie, impermeabile a qualsiasi senso di devozione.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

“La prima estate senza cicogne fu un segno, e quando in autunno gli spinarelli dal ventre bianco presero a galleggiare nell’acquitrino, anche quello fu un segno.”

[Dörte Hansen, Tornare a casa]

 

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