“Gli affamati” – Mattia Insolita

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Libro candidato al Premio Strega 2021

AUTORE: Mattia Insolita
TITOLO: Gli affamati
EDITORE: Ponte alle Grazie
GENERE: Narrativa

TRAMA
Antonio e Paolo sono fratelli,diciannove e ventidue anni. Vivono solida quando il padre è morto e la madre è andata via di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, seppur precaria, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. E abitano in un paese minuscolo, una periferia immaginaria nel centro Sud che sembra quasi un confino, degradato e gretto. È un’estate torrida. Antonio cerca un lavoro, Paolo di tenersi stretto il proprio. L’esistenza dei due procede senza grandi avvenimenti, tra notti allucinate, feste con gli amici, giornate al mare e serate di sesso, alcol e droga. Finché poi, un giorno di quiete apparente, qualcosa si spezza, e vecchi scheletri saltano fuori dall’armadio,mostri del passato seppelliti in malo modo.

La madre, fuggita anni prima dal marito violento, torna da loro, un amore quasi dimenticato bussa alla porta di uno dei due fratelli e crimini di cui non è mai stata scontata la penasi affacciano all’orizzonte dell’altro. E tutto dev’essere rimesso in discussione. Una nuova narrazione contemporanea che sa illuminare la nostra rabbia e la nostra solitudine, che lo fa attraverso una lingua precisa e scarna, uno sguardo maturo e senza paura. Un desiderio autentico di denudare la realtà per comprenderla e forse, domani, trasformarla.


RECENSIONI

“Lui invece no. Lui c’era nato, sbagliato: non aveva avuto scelta. E siccome voleva comunque far parte del mondo, si era accontentato di prendere la parte del mostro”.
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Siamo a Caporotondo e viviamo insieme a Paolo e Antonio, due fratelli, due mesi della loro vita. L’arco temporale del libro é di soli due mesi eppure a fine libro sembrano 20 anni.
Loro sono figli non solo di Stefano e Giovanna, due adulti egoisti, complicati ed incapaci di saper fare famiglia, ma anche di scelte sbagliate, di irresponsabilità, di anaffettivitá e di dolore. É per questo che il lettore non può fare a meno da subito che guardare inerme i due fratelli “sbagliati”, certo che nulla si possa fare per due essere umani a cui non é stato insegnato nulla.

Siamo ciò che conosciamo, questa frase é l’anima del libro ed é ciò che subito si pensa una volta tuffati nella rabbia, nella disperazione ed anche nella noia dei protagonisti.
Il fondo é lo spazio entro cui gli eventi si dipanano e prendono forma.
Dalle prime pagine si rimane invischiati in bevute, canne, bravate varie eppure in ogni incontro tra i fratelli, in ogni occasione in cui uno omette all’altro certe cose per proteggerlo o l’altro fa la voce grossa per aiutare il fratello é impossibile non cogliere poesia, un certo romanticismo, la forza di un legame indissolubile.

Violenza e speranza sono dita della stessa mano che muove i due fratelli.
Paolo ha solo Antonio, Antonio ha solo Paolo: sono loro le radici.
La crudezza della vita ha come contraltare la voglia di riscatto.

Difficile credere che l’autore, il siciliano Mattia Insolia, sia classe ’95 e che questo sia il suo primo romanzo.
Sono certa si sentirà presto parlare di lui, ed anche tanto.
Consigliato.

[©Maria Elena Bianco]

 

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