“Lo chiamavano Tyson” – Mauro Valentini

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5/5 (2)

Libro in uscita 01 aprile 2021

AUTORE: Mauro Valentini
TITOLO: Lo chiamavano Tyson
EDITORE: Armando Editore
GENERE: Narrativa

TRAMA
Fausto Colasanti è un cinquantenne che sopravvive facendo piccoli lavori saltuari. È da tutti chiamato Tyson oltre che per l’aspetto, per la sua atavica incapacità a controllare la rabbia. Un compagno d’infanzia, oggi famoso chef, lo segnala per un lavoro al Commendatore Peroni, manager nel campo dell’edilizia. Egli dovrà però trovare un aiutante e per non perdere quella che sembra un’ottima e ultima occasione lavorativa, Tyson proporrà il suo amico Alcide Pennello. Tyson e Alcide saranno i custodi della villa del costruttore per 24 ore al giorno, completamente immersa nel verde del quartiere romano dell’Eur. L’edificio è dotato di un originale sistema anti intrusione: una gabbia blindata che imprigiona i ladri permettendo ai custodi di avvertire la Polizia. Ma la durezza di Tyson e l’avventatezza di Pennello, insieme a un crescendo di azioni grottesche e imprevedibili da parte dei tanti altri protagonisti che ruotano attorno alla villa, scateneranno una serie di eventi sorprendenti e carichi di azioni avvincenti.


RECENSIONI

Dichiara Mauro Valentini: “Questo romanzo dalle tinte così forti l’ho dedicato a quelli come Tyson, agli sradicati, agli esiliati che hanno popolato i quartieri ghetto della Capitale. Ci sono tanti Tyson nelle periferie di Roma e molti avrebbero potuto avere un destino migliore, ma non ce l’hanno fatta. Lui in questa storia che racconto, avrà un’ultima, inaspettata opportunità per dare una svolta alla vita, anche a costo di usare la violenza.”.

Tyson rappresenta il personaggio cattivo, quello che sin da ragazzo è temuto e rispettato, quello che incute timore. Un uomo cresciuto in una realtà difficile in cui ti puoi perdere nel vortice della violenza. Gli anni scorrono, Tyson cerca di imparare dai suoi sbagli pur sapendo che quelli come lui non hanno altre occasioni e sono soggiogati dalla loro rabbia che li tiene incatenati alla periferia di Roma. Diversa la storia del suo amico Mario, detto Bruschetta, che invece ce l’ha fatta e da ragazzino timido è riuscito a diventare un famoso chef. Sarà proprio Mario ad offrire a Tyson una seconda occasione: un lavoro di quattro mesi pagato bene, dovrà fare il guardiano di Villa Azzurra, la residenza in cui Mario lavora come chef.
Tyson dovrà semplicemente controllare dei monitor, con spese pagate, potrà utilizzare la piscina e la sala musica.
La villa è dotata di una gabbia per attirare eventuali ladri e tenerli rinchiusi fino all’arrivo della polizia, Tyson vede in quell’offerta un’occasione forse la sua ultima possibilità per sistemare la sua vita. Per riuscire nel suo intento avrà bisogno di un compagno per i turni di guardia, i primi due presi in considerazioni non saranno disponibili e pur consapevole del rischio Tyson si rivolgerà ad Alcide Pennello, un cinquantenne sbandato.

“Quante volte infatti, ripensando alla sua vita, aveva agito d’impulso, senza riflettere. Quante volte avrebbe potuto cambiare il suo destino se soltanto avesse avuto in quei momenti quel soffio appena di consapevolezza e di controllo che invece non aveva mai avuto. La sua rabbia aveva preso il sopravvento nella sua vita e a ripensarci bene adesso, mentre era lì con quel cretino di Pennello a giocarsi l’ultima chance della sua vita lavorativa, quante cose sarebbero state diverse.”

Il racconto ruota attorno alla periferia romana che fa da sfondo ad una società in cui molti non ce l’hanno fatta e come Tyson attendono una seconda occasione. Per raccontare la vicenda, lo scrittore, parte a ritroso e utilizza la terza persona, infatti ogni capitolo parla dei giorni prima, degli accadimenti che hanno portato i protagonisti in una situazione ingestibile.
Tyson è un personaggio serioso, cupo, ama la musica anni Settanta rock e alcuni capitoli sono inframezzati da brani musicali a ricordo della giovinezza dei personaggi. Una serie di eventi porteranno i due “custodi” verso una prigionia. L’immagine della gabbia ha un ruolo importante nel romanzo, rappresenta come l’uomo, a volte, a causa della sua indole e dell’incapacità ti dare una svolta alla propria vita si crea una “prigione” e la gabbia di Villa Azzurra sarà la protagonista indiscussa, chimera per tanti e in cui tutti perderanno qualcosa.

Un thriller, ma anche uno spaccato di vita, una racconto ruvido a tratti violento, con sfumature ironiche, uno stile che coinvolge il lettore sino all’ultima pagina grazie allo stile narrativo dell’autore che utilizza una scrittura scorrevole ed immediata, tratteggiando i personaggi che pagina dopo pagina prendono forma. È un romanzo avvincente in cui la profondità psicologica riesce a coinvolgere emotivamente il lettore. Un romanzo ruvido, a tratti violento eppure profondo.

“Smile your little smile, take some tea with me awhile.
And every day we’ll turn another page.
Behind our glass we’ll sit and look, at our ever-open book.
One brown mouse sitting in a cage”.

[©Gaia Micheletti per Le frasi più belle dei Libri…]

 

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