“Nina o sia la pazza per amore” – Anita Curci

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5/5 (2)

AUTORE: Anita Curci
TITOLO: Nina o sia la pazza per amore
EDITORE: Kairós Edizioni
GENERE: Narrativa storica

TRAMA

Luglio 1789: cade la Bastiglia. Da Parigi si irradiano le idee rivoluzionarie e fanno tremare le corti europee. Un mese prima: nel Regno di Napoli, a San Leucio, nella civile colonia industriale creata per lavorare le sete pregiate, debutta l’opera di Paisiello Nina o sia la pazza per amore. Questo intenso romanzo di Anita Curci ne prende in prestito il titolo per evocare la temperie sociale, politica e culturale dell’epoca. Fatti veri e di fantasia si intrecciano per seguire la marchesina di un casato decaduto, Antonina Scarca (Nina), povera, costretta a fingersi uomo per sopravvivere e tentare di riportare a miglior sorte il feudo di famiglia. La ragazza diventa spadaccina, tira col moschetto e con una personalità indomita, coraggiosa, e al tempo stesso fragile, si immerge nei destini di un tempo che procede a passi spediti verso le sciagure del sanguinoso e sfortunato ’99 napoletano. Il padre voleva infatti un maschio ed ha educato la figlia come se lo fosse: ciò contribuisce a plasmare in lei un carattere pregno di componenti decisamente maschili per i tempi e ad orientarla verso scelte audaci, in un momento storico ben diverso da quelli delle prime lotte di emancipazione femminile.


RECENSIONI

Napoli alla fine del 1700 si trova sotto la dinastia dei Borboni, precisamente sotto la guida di Maria Carolina e Ferdinando IV di Borbone. Duchi e marchesi si affaccendavano al cospetto dei reali, esibendo vestiti sfarzosi, fanciulle prossime al matrimonio e ragazzi che inevitabilmente avrebbero scelto la carriera militare.

Don Sebastiano Scarca, marchese in malora, quando divenne padre di una incantevole fanciulla, Nina, non ne fu così felice e anziché farne un vanto pensò bene di educare e crescere la ragazzina come se fosse stata un maschio. Esercitazioni con la spada, duelli infiniti, corsi di equitazione impegnavano le giornate della piccola Nina, che divideva questa strana sorte con Pasquale Marra, figlio di alcuni nobili che frequentavano casa Scarca, che più volte rimase steso a terra quasi infilzato dalla piccola Nina che covava dentro di sé una intraprendenza senza pari.

Ma quando in Francia esplose la rivoluzione ed il popolo si ribellò ai reali, a Napoli, dove regnava la sorella di Maria Antonietta, il malumore dilagò nelle piazze. I reali divennero sempre più diffidenti, temendo per la loro pelle. Incuranti del fatto che il popolo fosse loro alleato iniziarono a seminare sospetto nelle strade. In casa Scarca, la situazione non era di certo migliore, Don Sebastiano aveva dilapidato tutta la dote portata dalla moglie e il palazzo giaceva ormai in rovina, l’unica via d’uscita era un matrimonio per Nina, un’unione in grado di risollevare le sorti della famiglia. E questo avrebbe certamente comportato il dover riconoscere Nina come una donna, futura sposa e moglie. Ma Nina, che il vero amore lo aveva conosciuto, non acconsentì ad un tale accordo.

Quando al banco dei pegni fu portato ormai tutto ciò che si poteva, Don Sebastiano e Nina pensarono bene di fare ritorno nel loro feudo di Roccagioiosa, dove viveva la marchesa Celeste Scarca, e provare lì a ricostruirsi.
Ma arrivati a Roccagioiosa ciò che trovarono li gettò nella totale disperazione. Il piccolo villaggio era quasi deserto, il Sindaco, d’accordo con un prepotente nobile della zona aveva ridotto ai minimi termini la rendita di quei terreni, di modo che presto, incapace di tirare avanti, il feudo sarebbe caduto nelle loro mani. Solo Celeste Scarca ancora teneva duro contro quelle barbarie che si compivano. E Nina arrivò nel momento più appropriato. Forte della sua intraprendenza, sfrontatezza e coraggio decise in un solo istante di prendere in mano le redini di quel posto e riportarlo alle condizioni ottimali.

Ma prima c’era da chiarire la controversia che si dilungava negli anni con l’artefice di tutto quel degrado: Nicola Scarca. Il Duca, appartenente ad un ramo della famiglia di Don Sebastiano puntava ad avere nelle sue mani Roccagioiosa, ad ogni costo. Non fu poco il sangue innocente che fece scorrere per quelle vie. Eppure questa volta c’era qualcosa contro cui la sua furia si scontrava: “il figlio” di Don Sebastiano, venuto a rivendicare ciò che gli spetta per diritto di nascita. Nina, indossando nuovamente i panni di un uomo, diventerà il punto d’appoggio per la rinascita del villaggio. Ma ogni trucco, prima o poi viene svelato e molte volte ciò che ci sta dietro è talmente sconvolgente che sarebbe meglio non rivelarlo.

Intrecciando egregiamente storia e fantasia, l’autrice di “Nina o sia la pazza per amore” dà alla luce un romanzo forte ed istruttivo; colmo di dettagli storici, ambientali che meglio aiutano il lettore a calarsi nella storia; colorato con le tonalità vivaci del linguaggio napoletano; tragico e più che mai attuale nel bisogno, avvertito da Nina, di vestirsi da uomo per essere presa in considerazione dai suoi interlocutori. Raccontando simultaneamente la situazione in cui poi venne alla luce la rivoluzione napoletana e le vicende personali della giovane Nina, si genera un intreccio che incalza sempre più ad ogni pagina, fino ad un finale che sarà inaspettato.
Ho pensato alla lettura di questo libro come ad una delle mille corse a perdifiato che Nina, in groppa al suo cavallo, faceva per le terre del suo feudo, fino ad un improvviso e inaspettato dirupo, dove arrivi ancora col fiatone e soprattutto con la voglia di sapere cosa ci sia dall’altra parte.

[©Martina Caruso per Le frasi più belle dei Libri…]

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