“Una rosa sola” – Muriel Barbery

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FRASI

“In realtà la cosa più difficile non è essere felici senza l’altro ma cambiare, non essere più ciò che si era con l’altro”.
“Ha la sensazione di tradire sua moglie?” domandò Rosa.
“Ho la sensazione di tradire me stesso.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“La vita finisce sempre per schiacciarci” disse. “A che serve provarci visto che siamo in prigione?”
“Non rischiamo niente” disse Paul. “Per il solo fatto di vivere ci siamo già assunti tutti i rischi.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

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“Se Rosa avesse potuto vedersi con lo sguardo degli altri non avrebbe creduto ai suoi occhi. Agli altri le sue ferite apparivano misteriose, il suo dolore passava per pudore, pensavano che avesse una vita segreta, intensa, e siccome era carina, ma austera, intimidiva e teneva il desiderio a distanza. Il fatto che fosse una botanica aumentava la circoscrizione del prossimo; faceva un mestiere enigmatico, la trovavano elegante e rara, e davanti a lei non osavano parlare di sé. […]
La sua vita si restringeva, si cristallizzava nel ghiaccio.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Forse la vita è soltanto un quadro che contempliamo da dietro un albero: si offre a noi nella sua totalità, ma la percepiamo solo attraverso una successione di prospettive.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Se non siamo pronti a soffrire, non siamo pronti a vivere.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Qual è il lutto più difficile, quello per ciò che abbiamo perso o quello per ciò che non abbiamo mai avuto?”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Rosa si svegliò nella piena consapevolezza della luna. La vide solitaria e madreperlacea nella cornice della finestra aperta. […] Il mondo girava e lei era immobile, i venti passavano e lei restava. Nell’oscurità silenziosa non era di alcun luogo, non era di alcun tempo.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“A quarant’anni, Rosa non aveva quasi vissuto. Da bambina era cresciuta in una bella campagna dove aveva conosciuto i lilla’ effimeri, i campi, le radure, le more, i giunchi del ruscello, e dove la sera, sotto cascate di nuvole dorate e disegni a inchiostro rosa, aveva ricevuto l’intelligenza del mondo. A notte fonda leggeva romanzi, di modo che la sua anima era plasmata da sentieri e da storie. Poi un giorno, così come si perde un fazzoletto, aveva perso la disposizione alla felicità.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

– ” La sofferenza non serve a niente” dichiarò Rosa. “Assolutamente a niente”.
– “Ma c’è. Che dobbiamo farne?”
– “Dobbiamo accettarla perché c’è?”
– “Accettarla?” ripeté lui. “Non credo. Ma è il problema del punto di congelamento: subito sopra, l’elemento é liquido; subito sotto, è solido, prigioniero di se stesso”.
– “Che significa? Che bisogna soffrire comunque?”
– “No. Voglio solo dire che superato il punto di congelamento tutto è bloccato insieme, sofferenza, piacere, speranza e disperazione.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Il lato più bello del suo carattere era che sapeva dare. La maggior parte della gente dà per ricevere, per obbligo, per convenzione, per automatismo. Haru dava perché aveva capito il senso del dono.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Nel corso degli anni ho capito in che consisteva la sua forza: sapeva esattamente chi era.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

“Era un samurai. Sapeva che le linee rette sono fatali.”

[Muriel Barbery, Una rosa sola]

 

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