“Tutto il bene, tutto il male” – Carola Carulli

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FRASI

“E dove sta la verità?” le chiedevo.
“Non c’è verità, né lì dentro né fuori. Dentro ci si deve far notare a tutti i costi, esagerando e sbracciandosi, innescando polemiche per farsi vedere o insultare. Ma almeno esisti, lì dentro esisti. Fuori è il contrario. Discrezione, umiltà e maschere per sentirti dalla parte giusta. Maschere, le stesse che indossi quando scrivi sui social, ma lì non ci si guarda in faccia, non ci si respira, si parla con fotografie perfette di se stessi o di cani e gatti che fanno da foto profilo. Chi siamo veramente lo sappiamo solo noi. E non sarà certo un social a spiegarcelo.

[Carola Carulli – Tutto il bene, tutto il male]

 

“Me ne regalava spesso [libri] anche se non riuscivo a leggerli tutti, ma lei insisteva che mi avrebbe fatto bene anche solo possederli. “Vedrai che quando sarà il momento andrai a cercare tante risposte lì in mezzo” mi diceva. Io la lasciavo fare perché quando parlava di libri le si illuminavano gli occhi.”

[Carola Carulli – Tutto il bene, tutto il male]

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“Forse è questo il segreto di una coppia che dura nel tempo, è il restare individui che fa resistere tutto. Niente imposizioni, nessun obbligo, nessun mutuo cointestato, nessun bene in comune, solo quel bene che ha un’altra genesi, quella più importante.”

[Carola Carulli – Tutto il bene, tutto il male]

 

“Resistiamo alle mancanze. Ci adattiamo, per sopravvivere. Siamo pieni di buchi, vasi rotti che fanno finta di non essere caduti.
Come parassiti proviamo ad ingoiare le nostre mancanze, sperando di farle restare nel punto più profondo di noi stessi, dove non si vedono, dove nessuno può sbirciare, dove il buio è buio davvero. Siamo una costellazione di assenze fin da quando siamo nati, strappati dalle pance delle nostre madri, dalle nostre piscine calde. Quando cambiamo le nostre case, le nostre stanze, i nostri grembiuli azzurri e rosa. Le mancanze hanno tanti nomi e nessuno, sono le carezze perdute, le mani giunte dentro una preghiera, le cucine prive di odori, gli odori privi di persone. Come il muschio di mio padre e la vaniglia di mia zia, lo champagne di mia madre e il legno del palcoscenico. Dove finiscono gli odori quando le persone muoiono? Finiscono come lo sporco dei pavimenti vecchi, si attaccano alle narici e diventano così parte di te che non te li ricordi più, poi basta una folata di vento a riportare a galla tutto, a scaraventarti dentro un passato che non avevi più ricordato. Le nostre tasche sono piene di oggetti pesanti, che a ogni passo si allargano o si stringono mentre camminiamo attraverso gli anni delle nostre vite. Trasciniamo con noi decine di altri corpi, strati su strati, veleni su veleni, lutti su lutti, e più gli anni trascorrono e più quelle tasche ci fanno piegare e storcere e faticare. Come quei vecchi con le buste della spesa, li guardi da dietro e sono sorti per un solo litro di latte che portano, storti i corpi e storti i pensieri. Zompettano come passerotti, lasciandosi dietro tutto il loro mondo giunto ormai alla fine. Se guardi le persone di spalle capisci ciò che alle loro spalle hanno lasciato, le occasioni mancate, i sogni finiti, le cicatrici che tirano le mani e le braccia. I vecchi sono alberi e radici, fermi nel loro incedere provano a volare via ancora un po’, ma il peso è ormai troppo grande, le tasche troppo piene e loro sono troppo stanchi. Io ai vecchi glielo vorrei dire che sono bellissimi, ma se ti avvicini troppo non si fidano più o si fidano così tanto da sembrare stupidi, perché quando si diventa vecchi la vita che hai vissuto si legge tutta in quella camminata, in quei volti che sono pagine screpolate sulla pelle sottile, non c’è più spazio per niente.”

[Carola Carulli – Tutto il bene, tutto il male]

 

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