“Passaggi di proprietà” – Salvatore Enrico Anselmi

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4.33/5 (3)

AUTORE: Salvatore Enrico Anselmi
TITOLO: Passaggi di proprietà
EDITORE: Linea Edizioni
GENERE: Storia

TRAMA

Passaggi di proprietà, ovvero Storia di un quadro. Il tracciato narrativo del romanzo attraversa un ampio lasso cronologico, dalla genesi di un’opera pittorica, – un’Annunciazione eseguita nel primo Cinquecento da un artista della Maniera, – alle peregrinazioni del dipinto nel corso del tempo, per l’appunto i relativi passaggi di proprietà. Le vicende pertengono a furti, recuperi, restauri, vendite. Ascese e cadute in disgrazia, affermazioni e contraddittorie negazioni delle stesse, ispirazione creativa e prosaica mercificazione, unità sociali al collasso e derive morali costituiscono il contesto nel quale operano i numerosi personaggi. Artisti, avventurieri, mecenati, collezionisti, restauratori e nuovi acquirenti sono i protagonisti degli episodi concatenati tra loro grazie a una prospettiva mutevole ma coerente per ironia e cinica irriverenza. Il principio di adesione al contesto storico, che va dal XVI secolo all’età contemporanea, fino a una distopica dimensione futura, costituisce il tenace legame di originalità del testo.

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RECENSIONI

Una tela con questa raffigurazione: un palazzo antico, ben fatto, nello sfondo; una donna, davanti, esterrefatta, sorpresa; innanzi a lei, un angelo con delle meravigliose fattezze, una veste rossastra. “Le profetizza una miracolosa incarnazione, una nascita e una morte”.

“Passaggi di proprietà” ha come protagonista questo quadro. Un’Annunciazione.
Opera di un artista anonimo della Maniera nel XVI secolo, è di proprietà dei Ricciardeschi di Collalto. Ma non lo resterà a lungo. Nel corso dei secoli, il quadro subirà innumerevoli passaggi di proprietà, appunto.

Assisterà alla decadimento dei suoi iniziali proprietari, finirà tra le mani più disparate, osservato da occhi sfuggenti, distratti. Sarà oggetto di eredità, di aste, di vendite. Cambierà cornice e stanze; diverse saranno le mani che lo appenderanno alle pareti, lo riporranno al buio, lontano dalla vista. Viaggerà nei secoli, che si accumuleranno su quella donna e quell’angelo che, inermi, saranno muti spettatori del mondo che cambia e peggiora, solo a volte migliora.

Il libro traccia questo viaggio nel tempo e nello spazio, ci racconta la biografia di questa immagine eterna. Come il fascino di questo libro, che sembra provenire da altre epoche, destinato ad altre ancora. La storia che all’inizio potrà sembrare sottotono, incalzerà il ritmo sempre più, arrivando alle ultime pagine con un racconto distopico eppure in perfetta armonia con gli altri.

L’uso di parole ricercate dona all’intero racconto un’aura ancor di più antica e leggendaria. Come dice lo stesso autore, Salvatore Enrico Anselmi, nel capitolo “La mia nascita”:

“Dobbiamo conservare, preservare la nostra lingua e le parole che la compongono. Se si conservano le parole, si conserva la civiltà che queste indicano e che a sua volta le ha formate. L’uso consapevole delle parole presuppone dunque l’esistenza di un sistema del mondo che ha come fine ultimo quello di dargli un ordine, come il pittore fa con le immagini che raccoglie e cataloga”.

[©Martina Caruso per @lefrasipiubelledeilibri]

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