“La bambina di cera” – Roberta Castelli

Una nuova indagine per Vanedda

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AUTORE: Roberta Castelli
TITOLO: La bambina di cera
EDITORE: Golem
DATA USCITA: 10/02/22
GENERE: Narrativa gialla

TRAMA

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e di fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità.

In questa seconda indagine Vanedda, oltre a dover risolvere un intricato e misterioso caso che, tra presunti incidenti, messaggi misteriosi e strane sparizioni, vede coinvolta la famosa “mummia” di Rosalia Lombardo, dovrà fare i conti anche con i turbamenti del proprio cuore… Una storia avvincente che profuma di agrumi come la terra in cui è ambientata e di cui l’autrice ci fa sentire tutte le contraddizioni.


RECENSIONI

È una storia vecchia quanto il mondo, l’andare lontani, fuggire dal luogo che chiamiamo casa, provando ebrezza per tutte le nuove possibilità a cui si andrà incontro, finché la nostalgia non arriva a turbare le notti e affannare le giornate, parafrasando la stessa autrice.

Roberta Castelli, che vive a Vienna da molti anni, riesce perfettamente a bilanciare il dolce e l’amaro della sua amata Sicilia, trasmettendo tutto l’amore che una figlia, per quanto in conflitto, prova nei confronti di chi le ha dato la vita. E questo legame si intuisce, fin quasi a respirarlo, in ogni riga del suo nuovo romanzo, che vede per la seconda volta protagonista il commissario Angelo Vanedda.

Basta aprire le prime pagine per sentire la salsedine di mare che tira la pelle, gli odori che riempiono l’aria, lo stomaco che brontola al profumo di cozze gratinate, la colazione con granite e brioche; il tempo che trascorre lento, ma mai sprecato, persino nelle ore più vuote.
La lettura, resa viva dei risvegli sensoriali che l’autrice fa vivere al lettore, risulta scorrevole, ironica, inframezzata da frasi e intercalare in siciliano che rendono il romanzo ancor più godibile.

La trama, nonostante si tratti di un giallo, si concentra molto sugli aspetti privati dei protagonisti in primis del commissario Vanedda, dall’eccellente fiuto investigativo, siciliano dalla testa ai piedi, burbero ma sempre ben disposto verso il buon cibo, pronto a rompere le convenzioni del piccolo paese in cui vive e di portare alla luce la sua storia d’amore con Giugiù, che invece preferisce restare nell’ombra per non subire lo sdegno e i pregiudizi da parte di certe persone.

C’è poi l’incorreggibile ispettore Vaccaro, vittima della maleparole di Vanedda che scarica su di lui tutto lo stress delle indagini. Nuovo entrato è il sovraintendente Pierluigi Falco, dagli occhi neri e profondi tanto da strapazzare l’anima e il cuore al povero commissario. Immancabile il professor Gregorio Torrisi, col quale Vanedda ha instaurato negli anni quel rapporto filiale che non trova col suo vero genitore, incapace anche solo di vedere l’omosessualità del figlio.

La lettura di questo libro non è solo la tipica distrazione leggera che ci si aspetta di trovare nei gialli, anche se la trama e il corso delle indagini risulteranno meno scontate del previsto; l’autrice inserisce, senza appesantire, temi come la violenza sulle donne, non tanto fisica quanto l’uso da parte degli uomini del loro potere per manipolare e distorcere la realtà ai danni di chi non può difendersi.

L’omosessualità e i pregiudizi che ne derivano, vissuti con atteggiamenti contrapposti da Angelo e Gerlando. Non ultima, la Sicilia, terra in cui è una disperazione sia restare che andarsene. A lei, alle sue tradizioni e alla sua storia, fa riferimento anche il titolo del libro: la bambina di cera è appunto Rosalia Lombardo, che il padre ha fatto imbalsamare tale era il dolore per la sua perdita. Lo stato della sua conservazione è ancora oggi motivo di studio e di stupore, per quella creatura che pare vivere in un eterno riposo.

©Gaia Del Riccio per Le frasi più belle dei Libri…

 

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