“Pasolini l’uomo che conosceva il futuro” – Marco Trevisan

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5/5 (4)

AUTORE: Marco Trevisan
TITOLO: Pasolini l’uomo che conosceva il futuro
EDITORE: Diarkos
GENERE: Biografie

TRAMA

Pasolini è stato uno dei più lucidi e poliedrici intellettuali del secondo dopoguerra e il massimo interprete della nuova Italia repubblicana. Ha sempre saputo mantenersi libero e indipendente, guadagnandosi la fama di intellettuale scomodo per l’instancabile critica nei confronti della società borghese e del suo dio, il consumismo. Bersagliato da destra e da sinistra, è stato al centro di campagne diffamatorie culminate in processi da caccia alle streghe.

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Un’esistenza, la sua, per molti versi sfrenata, drammatica, tormentata, condotta sempre pericolosamente e conclusasi nel più tragico dei modi. Quella di Trevisan è una biografia che si legge come un romanzo, che getta nuova luce sulla figura di un intellettuale inarrivabile per capacità di vedere negli avvenimenti presenti e futuri. La voce, forse, di cui oggi si sente più la mancanza.


RECENSIONI

Più che una recensione, per questo libro vorrei fare una raccolta di sentimenti, emozioni e pensieri che la sua lettura mi ha provocato.
Parlare della trama è superfluo, Marco Trevisan racconta la vita di Pasolini. Ma, colpo di genio, lascia che sia lo stesso Pasolini a farlo. Riportando sapientemente estratti delle diverse e numerose interviste fatte al famoso intellettuale, ne ricava “un’autobiografia” pressoché perfetta.
Ero entusiasta di approcciarmi a questa lettura, di Pasolini ne abbiamo sentito parlare tutti e innumerevoli volte. Ma conoscerlo nel profondo mi intrigava. Le pagine scorrevano, davanti agli occhi mi si snocciolava la sua infanzia a Casarsa, il suo carattere si formava, tra l’amore materno e il contrasto col padre.
Poi d’un tratto ho pensato: “E se Pasolini non mi piacesse così come credevo?”
Me lo sono chiesta mentre leggevo di quella sua continua ricerca del negativo, del buio, delle tenebre. Con superficialità e poca attenzione ho pensato che guardasse solo a quello, specie nelle sue opere. Eppure non riuscivo a smettere di leggere di quella vita travagliata, delle continue denunce, ingiurie, diffamazioni. Quella mancanza di libertà nel manifestare la sua vera natura, di quel suo bisogno di aspettare il buio per vivere la sua omosessualità.
Leggevo di una vita che gli ha regalato gloria, fama e riconoscimenti, ma anche dolori e accuse.
Ho letto di una morte arrivata in una di quelle tanti notte, non si sa perché, non si sa per colpa di chi.
Nelle sue opere profetiche e avanguardiste, per questo odiate e censurate, ha raccontato quella parte di mondo, di Italia, di vita che esiste. E cammina accanto alla parte buona, e a volte la sorpassa.
E allora Pasolini mi è piaciuto. Molto più di quanto credessi (e per questo devo ringraziare Trevisan). Ho visto in lui il coraggio di affrontare il male, il buio, lo schifo; di passarci attraverso e restare saldo a sé stesso. Ho visto un uomo, prima che un giornalista/scrittore/regista, capace di assumersi le proprie responsabilità, capace di vedere attraverso il fumo di quegli anni, di anticipare un futuro impensabile.
E nelle ultime pagine, il mio dubbio è stato sciolto, con una coincidenza che fa riflettere, proprio dalle sue parole: “La mia è una visione apocalittica. Ma se, accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.”

©Martina Caruso per @lefrasipiubelledeilibri

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