“Come amare una figlia” – Hila Blum

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AUTORE: Hila Blum
TITOLO: Come amare una figlia
TRADUTTORE: Alessandra Shomroni
EDITORE: Einaudi
DATA USCITA: 31/05/22
GENERE: Narrativa

TRAMA

Lontana cinquemila chilometri da casa, sola, in una strada buia, una donna israeliana guarda una finestra illuminata. Dentro, ci sono due ragazzine che giocano: le sue nipoti. Yoela non le ha mai conosciute: da anni sua figlia Leah se n’è andata di casa per costruirsi una vita altrove, senza quasi piú dare notizie.

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Eppure, c’è stato un tempo in cui madre e figlia erano una cosa sola: che cosa si è guastato, perché? È ancora possibile riavvicinarsi, riconoscersi, ritrovarsi? Ripercorrendo il passato di una famiglia tanto solida ieri quanto allo sbando oggi, Hila Blum ci racconta, con partecipazione ma anche con spietata sincerità, quanto sia facile superare il confine minato fra amore e possesso, fra tutela e prevaricazione.


RECENSIONI

La gravidanza che avevo tanto atteso mi aveva aggredita con violenza. Ciò che mi cresceva dentro era piú vicino a me di quanto io lo fossi a me stessa, e ciononostante era un totale mistero.
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Avere in grembo una figlia, partorire, crescerla e e credere di conoscerla bene e pensare che tutto vada come vogliamo o speriamo è utopia.
Avere un figlio è una sfida che si ripete quotidianamente per sempre.

Questa è la storia di Yoela, la madre, e Leah, la figlia che ad un certo punto vivono una frattura irreparabile tale da portare Leah lontano dalla madre ed escluderla totalmente. Nella prima pagina scopriamo che Yoela è nonna ma non conosce le sue nipotine. Una famiglia di femmine, di femmine uniche e di rapporti che vanno ora vivisezionati. Quando si è rotto tutto?
E allora tra episodi presenti e passati la Blum ci prende per mano e ci fa guardare in faccia anche realtà dolorose e crude emotivamente.

Bugie, sotterfugi, silenzi, prepotenza emotiva, fragilità, paure, delusioni, sensi di colpa propri e indotti colorano una storia piena di guglie in cui non è facile districarsi. Yoela è una madre che vive scandendo il tempo in Leah c’è e Leah non c’è, ha una infanzia da capire, ha difficoltà a capire quando finisce la complicità e comincia l’educazione. Ed ecco che pagina dopo pagina il lettore comincia a vedere come un rapporto fatto di abbracci e risate e condivisione del passato diventa altro nel presente; e non puó fare nulla perché Yoela non ascolta, non lo sa fare. Lei vive per Leah, a modo suo, ma è così.

E allora si può solo riflettere sull’amore cieco e sordo che soffoca. I vari ricordi fanno conoscere vari personaggi secondari che a modo loro restano impressi nella mente facendo la differenza. Questo è un libro talmente vero da risultare amaro, talmente crudo, in alcuni passi, da risultare spietato. Ma solo spietato può essere quell’amore che non sa maturare, che non sa vedere davvero l’altro.
Nel libro spesso Yoela dice:” Mia figlia è un enigma”. Lo dice ma non lo interiorizza, non comprende che sua figlia è altro oltre quello che vede lei. Lei non sa far a meno di controllare e manipolare.

Sullo sfondo, Meier, il padre che si trova in mezzo a due donne forti ma totalmente diverse.
La Blum con sapienza scandaglia l’animo della madre attraverso questa specie di diario che vuole essere una sorta di confessione, un promemoria, una radiografia di un rapporto che poteva fiorire ed invece appassisce.

É possibile ricucire? É possibile recuperare? È possibile perdonare e perdonarsi?
Consigliato a chi non ha paura di guardare in faccia certi stati d’animo, non ha paura di chi non si sa aiutare.
Io da oggi guarderò mia figlia in altro modo…
Consigliato.

©Maria Elena Bianco

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