“Non stiamo tutti al mondo nello stesso modo” – Jean Paul Dubois

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AUTORE: Jean Paul Dubois
TITOLO: Non stiamo tutti al mondo nello stesso modo
TRADUTTORE: Francesco Bruno
EDITORE: Ponte alle Grazie
DATA USCITA: 03/09/2020
GENERE: Narrativa

TRAMA

Da quasi due anni Paul Hansen sta scontando la sua pena nella prigione di Montréal, dove condivide la cella con il membro di una banda di motociclisti accusato di omicidio. Cos’ha fatto Hansen, cittadino irreprensibile, onesto lavoratore, per finire in galera? E perché rifiuta di pentirsi? Dopo il divorzio e la tragica fine dei genitori, aveva finalmente trovato il suo posto nel mondo come custode e tuttofare di un complesso residenziale, e l’amore di una donna straordinaria. Ora, dalla prigione, ripercorre la propria storia, dalla Francia del Sessantotto alle miniere di amianto del Québec, dalle dune di sabbia della penisola dove il Baltico si mescola al mare del Nord, ai laghi selvaggi in cui si specchiano le montagne canadesi.

Rivede i passaggi drammatici, ma forse necessari, che lo hanno reso uomo senza cambiarlo, le conquiste e i doni talvolta insperati che la vita gli ha fatto, fino al momento in cui il destino gli ha messo di fronte qualcuno capace di spezzare il suo equilibrio. “Non stiamo tutti al mondo nello stesso modo” è un viaggio nell’anima di un uomo tranquillo sullo sfondo cangiante di diversi mondi, un inno alla giustizia dei cuori e alla possibilità, data a chi ne coltiva la memoria senza giudicare, di vivere in pace con i propri fantasmi.


RECENSIONI

Il buio e la benzodiazepine, generosamente distribuite, cominciano a fare effetto. Presto il ventre della prigione potrà avviare la sua pigra digestione e lentamente tutti gli uomini che vi abitano, a loro volta, per il breve tempo di una notte, spariranno negli scarichi dell’oblio.

Questo é un romanzo che mi ha messo in crisi. Mentre lo leggevo, fortemente attratta da un titolo che sa di saggia verità, mi sentivo impreparata, inadatta, incapace di coglierne la meraviglia pur annusandola. Così faccio una follia: finisco il libro e lo ricomincio all’istante.
Ed ecco che riesco a vedere la meraviglia di questo romanzo, la forte carica letteraria e la maestria dell’autore. Ogni singola parola sembra essere stata pensata e cercate per anni.
Questo é un romanzo cupo direi, é una riflessione sull’essere umano e sulla sua infinita e naturale capacità di fallire.

Ecco, è un romanzo sul fallimento, e sulla triste realtà che “esistono infiniti modi di perdere la vita”. Protagonista del romanzo é Paul che al’inizio del romanzo è rinchiuso nel carcere di Bordeaux (verra rinchiuso il giorno dell’elezione di Obama)e ci resterà per due anni, bisogna arrivare alla fine per capire cosa lo ha portato lí dentro. Il suo compagno di cella è Patrick Horton, un Hell’s Angel tatuato, un energumeno in realtà fragilissimo. Faccio questa precisazione perché queste caratteristiche dei due personaggi sono un tratto ricorrente e importante nel libro. Paul è uomo combattuto, che fa la sua battaglia, un’anima divisa in due. Lui che é consapevole di cio che ha fatto e non se ne pente, privato della sua libertà riscopre, paradossalmente, di essere più libero proprio ora che è rinchiuso perché ha il tempo dalla sua parte e può così rievocare il passato e farci finalmente i conti.

Cosi capitolo dopo capitolo Dubois ci presenta tutta la sua vita: l’infanzia a Tolosa con due genitori contrapposti (il padre danese Johanes Hansen «di professione pastore protestante» e la madre, una femminista ante-litteram che eredita dai genitori un cinema), il trasferimento il Canada, l’incontro con Winona, una pilota che sposerà, fino ad arrivare alla Danimarca delle origini.

Con una penna sopraffina l’autore fa viaggiare il lettore nello spazio ma soprattutto nel tempo, in compagnia di tutte quelle presenze impalpabili che abitano la cella proprio perché Paul le rievoca; sono tutte persone che non ci sono più. Il romanzo è breve ma ricco di alti e bassi, di disperazione e di ironia, ci sono pagine ricche di spiritualità e poi di corsa giú nel buio e negli abissi terreni, segnali di grande generosità e bassezze tipiche degli esseri umani…

In questo libro c’é la vita nella sua meraviglia e nella sua crudezza, c’è anche profonda empatia senza retorica, l’autore educa a non giudicare i personaggi ma invita a guardarli senza preconcetti, Dubois ci racconta la nostra vita in fondo e ci dice di capire che «non stiamo tutti al mondo allo stesso modo».
Finita la seconda lettura posso dire che è un libro non di facile lettura a primo impatto, almeno per me, che potrebbe quasi annoiare se non si scorge la giusta chiave di lettura ma che una volta presa in mano quella chiave…conquista profondamente.

©Maria Elena Bianco

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