“Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza” – Maura Gancitano

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AUTORE: Maura Gancitano
TITOLO: Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza
EDITORE: Einaudi
DATA USCITA: 03/05/2022
GENERE: Narrativa

TRAMA

La bellezza oggi è qualcosa di ben preciso a cui adeguarsi: un certo modo di vestire, di mangiare, di parlare, di camminare. Non si tratta di una questione puramente estetica, ma di una tecnica politica di esercizio del potere. In altre parole, di una gabbia dorata in cui non ci rendiamo conto di essere rinchiusi. L’idea che la bellezza sia qualcosa di oggettivo e naturale è una superstizione moderna. Infatti non è mai esistita un’epoca in cui non convivessero estetiche e sensibilità diverse.

Il culto della bellezza è diventato una prigione solo di recente: quando le coercizioni materiali verso le donne hanno iniziato ad allentarsi, il canone estetico nei confronti del loro aspetto è diventato rigido e asfissiante, spingendole alla ricerca di una perfezione irraggiungibile. Qui sta il punto: l’idea di bellezza ha subito con la società borghese uno spostamento di significato, da enigma a modello standardizzato che colonizza il tempo e i pensieri delle donne, facendole spesso sentire inadeguate.

Il risultato è che viviamo in un tempo in cui le persone potrebbero essere finalmente libere, ma in cui, al contrario, ha valore e dignità solo ciò che risponde a determinati parametri. Ripensare la bellezza al di là dell’indottrinamento e del consumo significa coglierla come percorso di fioritura personale, lontano da qualunque tipo di condizionamento esterno. In questo libro Maura Gancitano racconta la storia di un mito antico quanto il mondo e ci fa vedere come le scoperte della filosofia, dell’antropologia, della psicologia sociale e della scienza dei dati possano distruggere un’illusione che ci impedisce ancora di ascoltare e seguire i nostri autentici desideri e di vivere liberamente i nostri corpi.


RECENSIONI

Lo specchio non è servo delle nostre brame, ma collettore delle nostre paure.

Questo è un saggio che dovrebbe essere letto da tutti, anche dagli adolescenti, anche a scuola.
La Gancitano, scrittrice e filosofa, ci mette di fronte allo specchio e ci invita ad entrarci dentro. Io ho letto il libro d’un fiato e spesso mentre leggevo mi son trovata a pensarci “cavolo, come è che non ci ho pensato”.

Io che credevo di essere indipendente, autonoma, emancipata e sorda verso il mito della bellezza ho capito quanto invece ne fossi vittima come molte altre. Si “molte” perché la bellezza è una condanna decisamente declinata e declinabile solo al femminile.
Ad un uomo si chiede la prestazione, ad una donna in primis si chiede bellezza. Qualunque teoria contraria é vanificata dalla miriade di immagini di sé quotidianamente data in pasto al mondo sui social. Immagini troppo spesso non realistiche perché modificate. Filtri, colorazione, posizione…tutto è pensato per apparire “belle” o comunque gradevoli.

“La bellezza è tale se non da fastidio” dice la Gancitano e ce lo spiega facendoci passeggiare nel tempo, nella filosofia, nella psicologia sociale e nella sociologia, anche antropologica. Questo specchio ci tiene in pugno. Noi donne che vorremmo anche andare al lavoro in tuta e scarpe di ginnastica siamo costrette a ben altro, siamo vittime consapevoli e non, del bisogno di approvazione e dell’obbligo culturale degli strumenti della cura del sé.
Parrucco, trucco, estetista, abbigliamento, abbinamenti, creme corpo e viso, ritocchi, interventi…quanto lo scegliamo realmente per noi o per la società?

La Gancitano ci mette allo specchio e ci ricorda che il nostro disagio, il nostro non piacerci, la nostra perenne ricerca di qualcosa è frutto della pressione pubblicitaria e mediatica che ci convince, giorno dopo giorno, che ci manca qualcosa e che abbiamo bisogni continui.
Siamo in gabbia: lo sappiamo?

Viviamo facendoci domande sulla bellezza e tra tante domande un punto fermo c’è: ha a che fare con i pensieri che fabbrichiamo su noi stessi mentre siamo intenti a guardarci e guardare gli altri. Siamo allo specchio e contemporaneamente siamo dentro lo specchio.
Ed è solo uno dei tanti volti di un concetto antico quanto l’umanità che necessita di uno sguardo consapevole e franco per essere maneggiato con cura ed evitare di ferire.
È quello che fa Maura Gancitano, scrittrice e filosofa che con il suo Specchio delle mie brame propone una discussione sulla bellezza come mito e come prigione.

Un saggio in cui l’autrice argomenta in modo puntuale e appassionato che scorre piacevolissimo muovendosi dialetticamente tra un tema e un altro e fornendoci un’analisi profonda di qual è stata ed è la percezione collettiva della bellezza. Perché, benché le pubblicità progresso ci dicano che essere belli significa stare bene con se stessi, non esiste un’idea di bellezza che possa realmente svincolarsi da un principio di collettività. E nel nostro mondo, ahimé, da un suo utilizzo manipolatorio collettivo.

Nel saggio si parla di chirurgia, di trans, del tempo che passa, dei social, di pubblicità, della nascita delle taglie, della bellezza abbinata al lavoro, della medicina, del fitness e della sedentarietà, della cellulite, dei peli, dei disturbi alimentari, di body positive e body shaming…
” La bellezza è un segreto, una intuizione, una fessura che si apre in un mondo sempre più misurabile”.
Una donna che parla alle donne e che ci fa chiedere: chi è davvero l’altro in questo confronto impossibile?
(Domanda complicatissima).
Ci sono tanti specchi dentro questo saggio.

Il testo è un dialogo anche tra voci e letture: Naomi Wolf, De Beauvoir, Weil, Weber, Ratajkowski, per citare solo alcuni nomi.
La penna della Gancitano è precisa, chiara, chirurgica eppure scorrevole. Lei è partecipe ed è questo l’aspetto che coinvolge di più: c’è lei stessa dentro il libro, le sue esperienze nel corpo di bambina, ragazza e donna, lo sguardo amorevole sulla figlia e su tutti i giovani che crescono sentendosi in qualche modo non performanti.
La partecipazione scalda il tono del volume e lo avvicina al lettore in un modo intimo e introspettivo: è un invito a guardarsi dentro prima ancora di guardarsi allo specchio.
Questo è un libro di consapevolezza e di proposta, un libro che lancia quesiti e prova a dare chiavi per trovare risposte, un libro che invita alla “dieta mediatica” di cui tutte, chi più chi meno, necessita.

Da oggi voglio guardarmi davvero allo specchio e voglio farlo da sola senza tutte le zavorre che purtroppo mi porto dietro mio malgrado; io, proprio io che da 45 non metto un bikini perché mi vergogno, io che non ho il coraggio di lasciare i capelli bianchi, io che puntualmente mi immagino diversa da come sono.

Consigliatissimo.

©Maria Elena Bianco

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