“Follia” – Patrick McGrath

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Follia

AUTORE: Patrick McGrath
TITOLO: Follia
TRADUTTORE: Matteo Codignola
EDITORE: Adelphi
DATA USCITA: 21/03/2012
GENERE: Narrativa

TRAMA – Follia

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio.

Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.


FRASI

– Si rese conto che i suoi ricordi cominciavano a scolorirsi come vecchie foto.

Patrick McGrath, Follia

– Viveva in una specie di nebbia, e le persone intorno a lei erano solo buie figure spettrali, fantasmi privi di una vera sostanza.

– Si buttò sul letto, lasciandosi sommergere da un’ondata di dolore e di pianto che la lasciò prostrata.

– Se ci pensi, quand’è che cominciamo a fare delle distinzioni tra quel che è giusto e quel che è sbagliato?
Quando qualcosa ci ferisce o minaccia di farlo.

– I sospetti lo tormentavano.
Per quanto si sforzasse di combatterli, quei pensieri gettavano un’ombra nella sua mente, viveva sotto una cappa di dolore e di dubbio che si sollevava solo di rado.

– Voleva solo amarlo, la sua volontà era piegata, il suo orgoglio di un tempo dissolto.

– Solo dopo averlo lasciato, si era resa conto di quanto grande fosse il vuoto che aveva creato in lei. Lo odiava per questo, per averla spinta a quel parossismo di disperazione. Non sapeva che cosa ne sarebbe stato di lei, ma le sembrava di non avere altra scelta che giocarsi la partita fino in fondo.

– Credo che, nonostante tutto, lo amasse, o almeno si dicesse che lo amava, e in queste cose le donne sono ostinate. Aveva fatto la sua scelta.

– Era un’illusione, lo sapeva, ma abbastanza plausibile, e poter pensare a un luogo sicuro le dava sollievo; che poi esistesse solo nella sua mente aveva un’importanza relativa.

Patrick McGrath, Follia

– A volte si sentiva quasi soffocare dall’ansia. […] Mentre lui lavorava, o dormiva, o beveva, lei combatteva battaglie atroci e silenziose con se stessa, da cui usciva prostrata.

– Sentiva che era valsa la pena di saltare nel vuoto, perché alla fine avrebbero trovato il posto sicuro dove amarsi senza paura.

follia

– Cominciava a intravedere un futuro. Affrontare il mondo comportava comunque qualche problema.

– Appena si sfioravano i loro corpi prendevano fuoco. Né lei né lui sembravano in grado di controllare la fame che avevano l’uno dell’altra.

– L’unica traccia di senso di colpa era una presenza in ombra dietro la luce del suo amante. E non poteva guardarla, doveva fingere di non vederla, ne andava della sua felicità.

– L’unica cosa importante era che i pochi minuti che li separavano smettessero di trascinarsi e cominciassero a volare finché non fossero stati di nuovo insieme.

– Tutte le grandi passioni hanno la disperata necessità di rivelarsi, di raccontare la loro storia.

– C’era qualcos’altro che non avrebbe pensato, fino a poco tempo prima: di poter essere così temeraria.
Il loro amore oggi era più forte, si ripeteva, più solido, più tenace di quanto avesse osato sperare.

– Lo saprai anche, ma è la prima volta che te lo sento dire. Io ho visto come è stato difficile per te, ma credo che tu non abbia pensato neppure per un attimo a quello che stavo passando io.

– Gli uomini gelosi sono intrinsecamente deboli. Hanno il terrore di essere abbandonati.

Patrick McGrath, Follia

– Adesso tutte le strutture che avevano sorretto la sua vita quotidiana, le sue responsabilità, la famiglia, le apparenze, la routine erano diventate meri involucri. Continuava a tenerle in piedi, ma era per puro pragmatismo.

– Non sono più disposta a tollerare che tu prenda quello che ti viene da me come qualcosa di dovuto.

– Da lì in poi fu come entrare in un sogno.

– Essere fuori, al di là della legge, era sempre la sensazione più forte che si potesse provare, era quello che le dava alla testa. Le donne romantiche, riflettei: non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.

– La seconda volta fu più facile. Il confine lo aveva passato, poi si era semplicemente ritrovata dall’altra parte.

follia

– In quell’attimo sospeso, nel patto che avevano stretto senza parole, aveva sentito infrangersi i loro ego separati, e le loro identità fondersi l’una nell’altra: adesso, ormai erano una cosa sola.

– La fiducia, la speranza e l’amore sono tali in quanto nascono e crescono a dispetto della ragione.

Patrick McGrath, Follia

– Aveva imparato ad assorbire le immagini come boccate di sigaretta: riusciva a trattenerne nella mente tutto il peso e il significato, e le sensazioni che evocavano.

– Lei dice di non aver smesso un solo istante di sperare. Era come se lo sentisse al suo fianco, sempre.
Aveva imparato a fidarsi di lui.

Patrick McGrath, Follia

– Così si muovevano per quella loro grande, triste casa come fantasmi, passandosi accanto senza parlare di nulla, in pratica ignorandosi.

– Non era disposto a parlare con lei; per quando lo riguardava, la miglior medicina era la negazione.

Patrick McGrath, Follia

– Tutti gli altri erano talmente distratti, da non accorgersi che trascorreva i suoi giorni in uno stato di distaccata astrazione, facendo quello che ci si aspettava da lei, certa, ma con la testa sempre da un’altra parte.

– Viveva in uno stato di sospensione; nulla era finito, anche se tutto stava cambiando. Non provava neppure a immaginare quello che poteva succedere, perché il solo pensiero la faceva star male, ponendole problemi pratici al momento insormontabili.

Patrick McGrath, Follia

– A volte si diceva che forse non lo avrebbe più rivisto, e si sentiva prendere dalla disperazione. Era un’idea sconvolgente, e per scacciarla ripensava a tutto quello che si erano detti e ripromessi. Non l’avrebbe abbandonata, ne era certa. Non perse mai la fiducia. Si ripeteva di essere paziente.

Patrick McGrath, Follia

– Cercavano di creare dal nulla una corrente di calda domesticità femminile che avrebbe dovuto fargli sentire la casa come un rifugio, un posto sicuro, isolato dalle spaventose tensioni cui in quel periodo era sottoposto.

– In ciascuno di noi c’è come l’anelito a gradire al mondo la verità, a qualsiasi costo. O a distruggersi.

Patrick McGrath, Follia

– Una pausa di silenzio. Era un silenzio cupo, carico di collera e di risentimento. Aveva passato il segno, e il suo modo di punirla era creare quel mostruoso silenzio,che riempiva la stanza di dolore e di rabbia.

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– Aveva perso il controllo. Non si controlla un innamoramento, mi disse, non è possibile. E la divertiva che fosse potuto accadere in questo modo, con quest’uomo.

Patrick McGrath, Follia

– Non riusciva a contraddirlo. Non era capace di contrastarlo in nessun modo, non era possibile, perché ormai si era arresa, spingendo così a fondo l’identificazione da sentirsi incompleta senza di lui. Capiva cosa stava succedendo, si stava innamorando, e non voleva fermarsi. Non poteva, mi disse.

– Non poteva stare lontana da lui. Ce la metteva tutta, va detto, e per un attimo, se si fermava a soppesare le possibili ripercussioni di quello che stava facendo, provava un cupo sgomento. Ma era una reazione passeggera. Sentendolo così vicino non riusciva a controllare la continua, instancabile frenesia della propria immaginazione.

Patrick McGrath, Follia

– Dopo qualche giorno di ansia terribile cominciò a sentirsi più calma. Pensò fosse il sollievo che si prova dopo uno scampato pericolo. […] Si rese conto che gli era grata perché non aveva sospettato nulla, perché senza volere le aveva concesso di seppellire il suo colpevole segreto.

– Lei gli si aggrappava come una donna alla deriva, una donna che sta per annegare.

Patrick McGrath, Follia

– Non poteva non chiedersi se, avendolo fatto una volta, l’avrebbe fatto di nuovo; e benché in realtà non si ponesse il problema in questi termini (li avrebbe respinti con sdegno se si fossero affacciati alla sua coscienza), sapeva con certezza, la certezza che accompagna ogni pensiero intollerabile, che la risposta era sì.

– Con gli occhi chiusi e la mente vuota, anche se non del tutto, perché sotto la superficie si agitava la consapevolezza di ciò che aveva appena fatto. Rivedere quella scena, o anche solo ammettere di averla vissuta, le era intollerabile; ma ci sono forme di esperienza mentale che sfuggono al meccanismo della rimozione.

Patrick McGrath, Follia

– All’inizio parlare di queste cose fu per lei tutt’altro che facile. So che era tentata di imputare i fatti, e le loro tragiche conseguenze, al destino, o ai capricci del cuore umano. Cercò insomma di scaricare le responsabilità, come del resto facciamo tutti, anche se non le piaceva accampare scuse o nascondersi dietro astrazioni.

– Se era tutto così banale, che motivo aveva di ragionarci su? Il motivo era la sua crescente attrazione sessuale per quell’uomo, cui stupidamente aveva ceduto nel modo più ambiguo, cioè cercando di fare amicizia con lui e lasciando che si insinuasse nelle sue fantasie.

Patrick McGrath, Follia

follia

– Anche se in superficie non era successo nulla di scabroso, si era ben guardata dall’accennare del suo nuovo amico; e passando sotto silenzio un evento che nella sua vita quotidiana aveva una qualche importanza, si era lasciata andare a una forma di ambiguità. La razionalizzò. Avrebbe dovuto sapere che l’inganno corrode l’integrità di un matrimonio, e tenerne conto, ma non lo fece. Scelse di non farlo, e da questa scelta di comodo seguì tutto il resto.

Patrick McGrath, Follia

– Mi domandavo se dietro quella sua maschera algida nascondesse serenità e ordine, o se, molto più semplicemente, riuscisse a dominare le proprie nevrosi meglio di altre donne.

Patrick McGrath, Follia

– Io non sono una persona socievole, e appena c’è un po’ di gente tendo a rimanere in disparte.
Lascio che siano gli altri a venire da me.

– Si rese conto che gli era grata perché non aveva sospettato nulla, perché senza volere le aveva concesso di seppellire il suo colpevole segreto.

Patrick McGrath, Follia

– Andare a dormire le faceva paura, era come scendere in una cantina dove sapeva che avrebbe trovato solo orrore. Ecco cos’era diventata la notte, per lei: un viaggio nell’orrore.

– Con la vergogna bisogna lottare ogni giorno. Ma la cosa più difficile è assumersi le proprie responsabilità.

Patrick McGrath, Follia

– Ammise di non aver mai provato in tutta la sua vita un’attrazione di una tale intensità fisica ed emotiva per qualcuno; era una cosa che conosceva solo di riflesso, per averla percepita negli uomini che la provavano per lei.

– “Già, l’amore. Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”
“E’ una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta.”

Patrick McGrath, Follia

follia


RECENSIONI

“Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni.

Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione…”

Inghilterra 1959

Peter Cleave, psichiatra di fama impiegato da anni presso un sinistro manicomio vittoriano criminale.

Si trova ad analizzare, con distacco soltanto apparente, uno dei casi più interessanti che abbia mai osservato: la nascita della relazione fra Edgard, suo paziente, artista uxoricida, condannato per aver massacrato di botte la moglie per motivi di gelosia, e Stella, madre di Charlie e moglie di Max, psichiatra vicedirettore che mira alla posizione di direttore dell’intera struttura sanitaria.

Stella é una bellissima ed accattivante donna purtroppo non poco problematica: stanca, annoiata ed insoddisfatta della solita routine e del marito poco passionale.

La sua esuberanza, fisica, emotiva e mentale si scontra da troppo con la vita da “moglie di uno psichiatra” è perciò una donna non priva di problemi di carattere psichico, è depressa, ansiosa, e poco dopo il suo arrivo nella struttura conosce Edgar:una vera e propria letale ossessione di natura amorosa e sessuale stravolge entrambe.

Al manicomio tutti gli equilibri vengono caoticamente sovvertiti e compromessi, e questo grave scompiglio creerà una serie di eventi concatenati che si porteranno dietro non poche conseguenze, sul breve ma soprattutto lungo termine.

Nel giro di poco tempo, la vicenda andrà a schiantarsi contro una terribile realtà che forse, analizzata con maggiore attenzione e obiettività da tutti, avrebbe potuto essere evitata, o quantomeno contenuta.

È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dal principio affascina seppur non si comprenda il perché…

Il vero protagonista è l’amore malato, tossico, che porta con sé ossessione, gelosia, violenza psicologica e fisica… paura di essere abbandonati. Elementi che emergono man mano, lentamente.

La Stella che il libro ci presenta, è fino ad un certo punto del libro, nonostante tutto, sensuale, bella seppur nella sua eccessiva emotività, interessante nei suoi tratti tragici, ed in quelli traboccanti di gioia.

Coinvolgente nelle sue aspettative in un futuro di fatto impossibile… fino al momento della tragedia, quando la sua immagine si trasforma: ecco che appare una donna “persa”, assente, priva di coscienza, malata, psicologicamente gravemente malata.

Pertanto reclusa alla fine anch’essa in una casa di cura mentale, il manicomio in cui si snoda l’intera vicenda. Sola con le sue medicine, abbandonata a se stessa se non che per la presenza, onnipresente del dott. Cleave.

Ed è qui, sul finale,che il racconto comincia a farsi meno limpido. Nelle conversazioni fra lei e Peter, il Peter con cui si è confidata fin dall’inizio.

Conversazioni che ora pongono il lettore di fronte a parecchie domande.
Dove finisce la normalità e nasce la follia?

Chi è a decidere questo limite?

La perversione, la tossicità, è soltanto di questo amore o qualsiasi amore come quello fra Edgar e Stella?

O quanta follia c’è anche negli occhi di una osservazione scientifica? Ed in che misura nell’occhio clinico? Non é forse pur sempre umano, riesce ad essere analitico?

Ora Stella vede la cruda realtà: il suo amore per Edgar è un amore impossibile, senza speranza.

Ma anche in questo momento, la sua disperazione non la porta a piegarsi né sa arrendersi al volere degli altri, non cede a compromessi.

La sua ultima presenza in pubblico, seppur fra le mura del manicomio, è un “gridare” il suo amore per Edgar, dopo di che compie il solo gesto che la sua indole passionale, eccessiva, senza mezze misure può scegliere: Edgar per lei é linfa vitale, è indispensabile, è il suo fulcro… senza di lui essa è vuota, e la sua vita inutile, senza senso.

“Follia” é un capolavoro: ci conduce fra le pieghe della mente umana, si serve dei personaggi per metterci di fronte a diverse e molteplici sfumature psichiche.

É un libro inquietante, è forte, a tratti crudo: mette in discussione il nostro pensiero, le nostre credenze, le nostre convinzioni: perché la realtà è più forte di tutto questo, di tutto quanto.

Ognuno di noi può cadere, cedere di fronte a eventi che la vita può rendere fragili. E vulnerabili. Nonostante ciò ci appaia impossibile.
Coinvolgente, geniale, bellissimo.
Da leggere e soprattutto rileggere.

Patrick McGrath, Follia

[©Cinzia Gregnanin]

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