“Al mare non importa” – Manuel Bova

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AUTORE: Manuel Bova
TITOLO: Al mare non importa
EDITORE: Sperling & Kupfer
DATA USCITA: 14/02/2023
GENERE: Narrativa

TRAMA – Al mare non importa

Trentasette anni, una laurea che non gli serve, un lavoro che non ama. Nella vita, Massimo accetta quello che arriva, e quello che non arriva si vede che non doveva arrivare. Tutto il resto è il calcetto, la PlayStation e i tortellini di mamma. Una vita usata poco, come dice lui.

Non sa però che la vita è pronta a sorprenderlo nel più inaspettato dei luoghi: una sala d’attesa. È qui che incontra Sara: quattro chiacchiere, strafalcioni, mani sudate, mezze frasi. Poi Sara entra dal medico e, quando esce, sparisce da quella sala d’aspetto così come dalla vita di Massimo. Massimo inizia a cercarla ovunque, in ogni foto, tra le amicizie, sui social.

Ma proprio mentre nel suo cuore si fa spazio un nuovo sentimento, qualcos’altro lo costringe a fare i conti con tutto quello che finora ha sempre accettato senza reagire: il lavoro che non gli piace, la sua solitudine, l’amore.

Genova fa da sfondo a una storia divertente e profonda in cui, tra gioie, dolori e sorprese, il protagonista dovrà mettere in discussione tutti i suoi punti fermi, stropicciando un po’ quella vita usata poco.

Al mare non importa

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da GENOVA TODAY di Valentina Bocchino

“Al mare non importa”: il racconto di una generazione sullo sfondo della Lanterna

“Al mare non importa”, con un misto tra ironia e malinconia tipico genovese, parla di Massimo, un 37enne con una laurea che non gli serve e un lavoro che non ama, attaccato alla madre, alla Playstation e al calcetto. La sua routine da “eterno Peter Pan” viene spezzata da Sara, incontrata per caso nella una sala d’attesa del medico.

L’episodio – e la disperata ricerca di quella ragazza a cui non ha saputo chiedere il numero di telefono – darà a Massimo l’occasione per mettersi in discussione e ripensare alla sua vita.

Quanto c’è, nel libro, della generazione di Manuel? “La mia – spiega – è una generazione di disillusi: da giovani ci è stato spiegato che senza laurea non avremmo mai trovato lavoro, adesso ci ritroviamo comunque con uno stipendio che non ci fa arrivare a fine mese.

Abbiamo avuto l’illusione dei master, dei dottorati, come se non fossimo mai abbastanza qualificati, per poi scoprire che per diverse mansioni lo eravamo addirittura troppo, o che comunque eravamo già vecchi.

Inoltre abbiamo a che fare anche con un esercito di pensionati che continuano a lavorare con contratti di collaborazione o consulenze, anziché liberare opportunità o mettere a disposizione le loro competenze per le generazioni più giovani: così siamo rimasti ‘schiacciati’, da una parte inesperti ma dotati di idee ed entusiasmo, dall’altra ormai vecchi.

Il protagonista del romanzo, Massimo, decide di non provarci neanche più, si rende conto che avrebbe molto da dare, ma nessuno gli dà quello spazio e lui non è in grado di prenderselo. Si ripiega dunque in questa vita da adolescente e decide che gli va bene così. Fino a quando un episodio non gli fa aprire gli occhi”.

Il ruolo di Genova: “Una città non facile”

La Superba fa da sfondo alla storia di Massimo: “È la mia città, il luogo che amo – spiega Manuel – mi piacerebbe poter ambientare qui anche i miei prossimi libri, i personaggi delle diverse pubblicazioni potrebbero incontrarsi intrecciando le trame”.


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