“Circe” – Madeline Miller

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Circe

AUTORE: Madeline Miller
TITOLO: Circe
EDITORE: Sonzogno
GENERE: Narrativa

TRAMA – Circe

Se non vi è mai successo di nascondere in casa una ragazza in mutande appena fuggita da una retata in un bordello al quarto piano del vostro palazzo, non siete il tipo di persona a cui capitano queste cose.

Vincenzo Malinconico lo è. Dovrebbe sapere che corre un rischio bello serio, visto che è avvocato, e invece la fa entrare e poi racconta pure un sacco di balle al carabiniere che la inseguiva e va a bussargli alla porta.

È cosí che inizia I valori che contano (avrei preferito non scoprirli), il romanzo in cui Malinconico – avvocato di gemito, piú che di grido – oltre a patrocinare la fuggiasca in mutande (che poi scopriremo essere figlia del sindaco, con una serie di complicazioni piuttosto vertiginose), dovrà affrontare la malattia che lo travolgerà all’improvviso, obbligandolo a familiarizzare con medici e terapie e scatenandogli un’iperproduzione di filosofeggiamenti gratuiti – addirittura sensati, direbbe chi va a cena con lui – sul valore della pena di vivere.

Un vortice di pensieri da cui uscirà, al solito, semi-guarito, semi-vincente e semi-felice, ricomponendo intorno a sé quell’assetto ordinariamente precario che fa di lui, con tutti i suoi difetti e le sue inettitudini, una persona che sa farsi voler bene, pur essendo (o forse proprio perché è) un uomo cosí cosí.

FRASI

Il dolore arriva a ondate, ghiacciate, roventi, poi ancora ghiacciate.

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Ma in un’esistenza solitaria, sono rari i momenti in cui un’altra anima si fonde con la tua, così come le stelle sfiorano la terra una volta all’anno. Una tale costellazione era stato lui per me.

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Si dice che le donne siano creature delicate, come fiori, come uova, come qualsiasi cosa che possa essere schiacciato in un momento di negligenza.
Se mai ci avevo creduto, non era più così.
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Mi aveva mostrato le sue cicatrici, e in cambio mi aveva permesso di fingere che io non ne avessi alcuna.

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“Niente” dissi. “Aria”.
“Non sono la stessa cosa” disse. “Niente è lo spazio vuoto, mentre l’aria è ciò che riempe tutto il resto. È respiro. È vita e spirito. È le parole che pronunciamo”.

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A quanti di noi sarebbe concesso il perdono se si conoscesse la verità dei nostri cuori?

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La sola cosa che lo faceva placare era il mare. Il vento irrequieto quanto lui, le onde in costante movimento.

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Ma forse nessun genitore riesce davvero a vedere i propri figli. Quando li guardiamo vediamo solo lo specchio dei nostri stessi errori.

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Il mondo era fatto di misteri, e io ero solo un enigma fra i tanti.
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Quando siamo giovani, pensiamo di essere i primi al mondo a provare certi sentimenti.

RECENSIONI

Della maga Circe l’episodio che tutti, di solito, ricordano di più è la famosa trasformazione dei compagni di Odisseo mutati in porci.

Madeline Miller, con questo suo secondo libro, ci spalanca orizzonti sulla vita di questa donna.
Dea, maga, della stirpe dei Titani, figlia disprezzata, sorella denigrata.
Apparentemente spietata e malvagia e niente più di questo.

L’autrice ci racconta sfaccettature di Circe che la rendono vicina e contemporanea.
Una donna che lotta per la sua libertà, per la sua indipendenza e che quando ama lo fa con tutta se stessa.

Il libro attinge pienamente dalla mitologia greca e come già nel precedente, La canzone di Achille, le parti romanzate lo trasformano in un capolavoro che tiene il lettore inchiodato alla storia.

©Paola Sanna per @lefrasipiubelledeilibri

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