“Il colibrì” – Sandro Veronesi

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Colibrì

AUTORE: Sandro Veronesi
TITOLO: Il colibrì
EDITORE: La nave di Teseo
GENERE: Narrativa contemporanea

TRAMA – Il colibrì

Marco Carrera è il colibrì. La sua è una vita di continue sospensioni ma anche di coincidenze fatali, di perdite atroci e amori assoluti. Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d’arresto della caduta – perché sopravvivere non significhi vivere di meno.

Intorno a lui, Veronesi costruisce un mondo intero, in un tempo liquido che si estende dai primi anni settanta fino a un cupo futuro prossimo, quando all’improvviso splenderà il frutto della resilienza di Marco Carrera: è una bambina, si chiama Miraijin, e sarà l’uomo nuovo.

FRASI

… Tu mi dicevi le parole più belle che mi siano mai state dette, e ti rendevi perfettamente conto che non eri mai stata amata né saresti mai più stata amata come ti amavo io in quel mio tempo disperato. Ed è finito. Perché non dire così? Io ti amo ancora, Luisa, ti ho sempre amata, e mi si spezza letteralmente il cuore all’idea di perderti di nuovo: ma capisco cosa è successo, cosa sta succedendo, lo capisco e non posso contrastarlo. Posso accettare, ecco, la tua decisione…
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“È stata un’illuminazione: tu sei davvero un colibrì. Ma non per le ragioni per cui ti è stato dato questo soprannome: tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei.

Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci a fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro. Ed ecco perché starti vicino è così bello.
E però, quello che a te viene naturale, agli altri riesce difficilissimo.”


RECENSIONI

Ho letto adesso questo romanzo e una volta finito mi sono detta “ma come ho fatto senza?”. Questo è un libro meraviglioso, doloroso, intenso e scritto benissimo. Si fa notare per caso, mia figlia lo trova mentre cercava un libro per lei e me lo mette davanti gli occhi.

Quel giallo dalla testa non va via ed ecco che,  superata la fase iniziale di difficoltà per i continui salti temporali, io resto incantata da questo Colibrì che mi prende il cuore.

Il colibri è Marco Carrera, medico, un uomo qualunque che nasconde una vita straordinaria non per gli eventi ma per il modo in cui gestisce gli eventi. Colibrí è innanzitutto un soprannome che gli assegna la madre perché lui fra i fratelli (un fratello ed una sorella) é il piú mingherlino. Mai soprannome peró fu più azzeccato…metafora perfetta del modus vivendi di Marco.

Marco è sposato, ha una figlia, e non sopporta la psicoanalisi ma tutte le donne della sua vita sono state o sono in cura da un terapeuta. Questo è quello che capiamo dopo poche pagine.

Il Colibrì si apre con uno psicologo e psicoterapeuta, il dott. Carradori, che chiama Marco e gli chiede un incontro, un incontro che cambierà tutta la vita del nostro protagonista. Cambia anche tutta la prospettiva del lettore. Da questo punto in poi viene tessuta una storia complessa dove dolore ed eventi camminano insieme abbracciati. Ci sono pagine difficili. Questo libro fa piangere.

É scritto benissimo ed ha una struttura che inizialmente stanca ma non appena si prende confidenza diventa davvero impossibile farne a meno. Anche la scrittura é originale perché ci sono mail, elenchi, ricordi. Finisce un capitolo e ne comincia un altro e il lettore non sa mai dove s troverà ne quale personaggio incontrerá.

Marco vive grandi grandissimi dolori ma anche grandi grandissimi amori, fra tutti spicca Luisa, un amore platonico, mai consumato, più che un’amore è un’ancora, un salvagente necessario, un’ossessione che lo accompagna da sempre, da ragazzo: tanti gli addii tra di loro, tanti gli incontri e quella promessa di non andare mai oltre. Chi é allora il colibrí?

É proprio Marco, lui che sopporta come pochi certe coltellate della vita, una sorta di eroe. Lui che sanguina ma cammina sempre.
Lui avrebbe potuto perdersi, lasciarsi andare, smarrirsi…invece batte le ali velocemente e resta fermo lá. Proprio lá. Lui è fermo e la vita infierisce: la separazione, il ricordo della sorella, i problemi della figlia Adele, la malattia dei genitori. Che belle le pagine in cui viene detto al lettore quanto Marco tenga ad Adele, la figlia é  il suo faró. L’amore più grande che Marco abbia mai provato. La vita accade e Marco resiste, non ha altra scelta che resistere.

Ecco il protagonista non ha mai scelta ma non subisce la situazione, la vive,si fa attraversare. Perché c’è sempre un motivo per non lasciarsi andare, per non mollare. Tutti forse almeno una volta siamo stati colibrí, specie in momenti bui e difficili. Marco ci presenta la fatica e la meraviglia della forza di un essere umano che non soccombe.
Impossibile non piangere con Marco, per Marco, impossibile non stimarlo.

Io personalmente ho empatizzato con lui anche alla fine…avendo sofferto, ho capito.
Credo che una volta chiuso lo avrei ricominciato di nuovo talmente mi é piaciuto. I personaggi sono davvero ben descritti, tutti, anche di quelli secondari, si vede tutto dallo spessore alla storia alla sua evoluzione. Marina, Adele, Luisa, Giacomo, Irene…

Nel libro tante le tematiche trattate: amori impossibili, la salute mentale, la morte (questa trattata a più livelli),tradimenti, bugie, la psicoanalisi, la solitudine.
Un libro che resta nel cuore.
Consigliato a chi ama le storie ben scritte, a chi non teme il dolore forte, a chi ama le storie difficili. A chi non teme le storie che vanno a fondo…

©Maria Elena Bianchi

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