“L’ultimo sorso” – Mauro Corona

Vita di Celio.

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AUTORE: Mauro Corona
TITOLO: L’ultimo sorso
EDITORE: Mondadori
DATA USCITA: 27/10/2020
GENERE: Autobiografico

TRAMA

Rocciatore, taglialegna, scalpellino, minatore, apicoltore: chi è Celio? “Un niente” risponde lui, un semplice signor nessuno di un paesino sulle Alpi che è terra di nascita dell’autore. È lui a far rivivere Celio, a strapparlo all’oblio per renderlo personaggio vero, sfuggente, pulsante di idiosincrasie e contraddizioni. Insofferente alle persone fino alla misantropia, il protagonista si rifugia in se stesso, nell’ermeticità del dialetto ladino e nell’abbraccio ambiguo dell’alcol, che lo stringerà per tutta la vita, fino al delirio e alla morte.

In Celio, conosciuto durante la problematica infanzia e quarant’anni più vecchio di lui, l’autore troverà un inaspettato mentore, una protezione dalle violenze perpetrate dal padre, una via d’accesso privilegiata ai misteri e alla saggezza della natura, rivelatasi solamente per lui.

Nel racconto, Mauro Corona si riscopre bambino, mettendo nero su bianco le parole – sempre misurate, mai lasciate al caso – dell’anziano amico e compagno di bevute, alla ricerca delle radici di un male di vivere sempre scacciato e mai sopito, nel duro e apparentemente impenetrabile cuore da montanaro.

Una scrittura aspra, nervosa e autentica al pari del protagonista di questo romanzo, dietro le cui vicissitudini si legge in controluce l’autobiografia dell’autore, vero alter ego di Celio e solo testimone di un’esistenza che si fa simbolo di una terra sospesa nel tempo, in cui la solitudine, portata su di sé come una croce, sembra l’unico rimedio al contagio della miseria e del dolore. Le uniche leggi e autorità riconosciute sono quelle della natura, al contempo madre e matrigna.

Come il vecchio accendino a benzina, ereditato dal maestro, l’allievo tiene viva la fiamma del ricordo e fa luce sul potere dell’amicizia, rara e inafferrabile ma capace di farsi salvifica nell’ostilità e nell’indifferenza del mondo.

FRASI

“Goditi la vita finché la tieni in pugno. Quando apri la mano, si scioglie e va via. “

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

“Tutti soffriamo malinconie e silenzi. Poi torniamo a sorridere.”

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

 

“Il dolore del mondo è uguale alle montagne, ha una base di partenza e un vertice massimo. Non vivremo abbastanza per smaltire il dolore e per salire le montagne che abbiamo intorno.”

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

 

“Avevo sperimentato fin da piccolo la miseria, la sofferenza, la fame. Tutto questo me lo portavo dietro, e Celio fu un salvagente. Mi ha insegnato a non avere paura, a non temere nemmeno la morte. Mi spiegò una cosa sulla morte che ancora circonda i miei pensieri. Disse che anche la morte muore, perché quando moriamo muore con noi la morte.”

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

 

“(…) il futuro era un tempo nel quale dormiva l’ignoto. Era sorpresa, curiosità, scoperta. Era vedere cosa gli sarebbe capitato. Non programmare era il suo programma, non fare progetti il suo progetto.”

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“(…) le cose vanno come vanno. Solo quando sono successe capiamo di aver sbagliato. E’ andata così, indietro non si torna.”

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

 

“«Tra poche parole è difficile nascondersi, come tra pochi alberi». (…) nonostante cercasse di occultare la propria vita, parlandone poco la rivelava. Apriva il suo libro di silenzi a chi sapeva leggerlo.”

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“Gli anni levigano l’anima come il vento raspa le montagne. Si tende a dimenticare. Soprattutto per non vivere nello sconforto. Ma vi sono persone che non si possono dimenticare. Esse tornano a visitarci con cadenze regolari, come le stagioni. Non ci portano dolore e tristezza come all’inizio, bensì rassegnata malinconia del ricordo.”

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

 

“Siamo fatti ci cerchi che sono gli anni. Ti circondano uno dopo l’altro e tu cresci. Anche gli alberi crescono a suon di cerchi. Anno dopo anno, vanno in su. Quando le stagioni sono difficili, gli anelli diventano stretti, sottili che quasi non li vedi. Ma è con quelli che impari, perché pur essendo minimi, lasciano il segno. Lasciano memoria di quel che è successo.”

Mauro Corona, L’ultimo sorso – Mondadori

 


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