“Le imperfette” – Federica De Paolis

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AUTORE: Federica De Paolis
TITOLO: Le imperfette
EDITORE: DeA Planeta
GENERE: Narrativa

TRAMA – Le imperfette

Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia.

Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono.

E allora, cos’è che non funziona? I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare.

Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.

Le imperfette


Cosa devi sapere prima di leggerlo

La nostra collaboratrice Martina ha avuto il piacere di parlare con l’autrice Federica De Paolis, vincitrice del Premio letterario DeA Planeta.
È stata un’esperienza così piacevole che vogliamo condividere il senso di questo romanzo con voi…

“LE IMPERFETTE”, UN RACCONTO SULL’INCONSAPEVOLEZZA

“Le imperfette” di Federica De Paolis è il romanzo vincitore del premio DeA Planeta 2020. Sesto libro della scrittrice, questo è un “contenitore” di molti dei problemi che oggi camminano nella nostra società. Avviluppati da un’inconsapevolezza di fondo, tali “afflizioni” colpiscono tutti i personaggi del romanzo e non solo Anna, la protagonista.

Tutti loro ricercano una perfezione che non gli appartiene, perché l’uomo, proprio in quanto tale, è un essere fallibile. È forte l’influenza dell’apparenza, tanto nel romanzo quanto all’interno della nostra società. È una presenza costante questa mano invisibile che guida il mondo ai tempi dei social.

Come l’autrice stessa ci spiega in un’intervista: “L’ambizione alla perfezione è un male sociale, si pensi ai social network, addirittura ai filtri che vengono usati. Ci raccontiamo sempre felici, in una condizione di benessere, non solo economico.

Quindi la perfezione è divenuta un’esigenza sociale. I personaggi del romanzo si auto-sfuggono, creando un affanno. Vivono tutti in difesa di loro stessi, mostrandosi diversi da ciò che realmente sono.”

Anna è madre di due bambini che cura in modo ossessivo e preciso. Cure che però distano dalle amorevoli attenzioni materne. La frase, estratta dal libro, che dice “quando nasce un bambino nasce una madre”, può non essere universalmente vera.

E Anna ce lo dimostra. “L’istinto materno può tardare, può procrastinarsi. Anna è attenta, in modo ossessivo, ma il momento che preferisce è quando i bimbi dormono perché sono presenti e allo stesso momento non lo sono.

Di certo Anna è una madre sufficientemente brava, ma non felice” chiarisce Federica.

Inoltre, si muove in un matrimonio che, seppur giovane, è già dato per scontato. Il marito, chirurgo estetico che lavora nella clinica di famiglia, non la cerca più e nemmeno Anna lo fa.

E le fibre di questo rapporto che tenevano vicini i due iniziano a logorarsi, iniziano a lasciare spazi. Perché è proprio di spazio che l’autrice parla, non di tradimento. “La relazione va cercata, va curata. Sembrerà banale, ma la frase che paragona la relazione ad una pianta è vera.

La relazione infatti, proprio come una pianta, va innaffiata.” Spiega ancora: “Finché due persone restano vicine nessuno può infilarsi tra loro. Ma se questo non accade, se si genera lo spazio, è facile che entrino altre persone.

È questo il caso di Anna con Javier.” Ma anche questo tradimento non è una scelta, Anna tradisce in modo inconsapevole. “È come se quest’uomo cadesse addosso ad Anna, non è lei che lo cerca”, dice la De Paolis, “ma nel momento dell’incontro con l’altro Anna si reinventa, si riscopre attraverso l’occhio di Javier”

I personaggi che si intrecciano in questa storia, che ha quasi del thrilling, vivono gli accadimenti “dall’interno”. Passano attraverso la vita senza guardarla dall’esterno, ed è questo che genera l’incoscienza, l’ignoranza di ciò che realmente sta accadendo.

Ma tutta questa inconsapevolezza, questo non rendersi conto, che a volte può essere quasi una giustificazione, prima o poi cessa. Prima o poi, nella vita, arriva quello schiaffo in faccia capace di scuoterci dal torpore in cui siamo adagiati. “C’è bisogno di una rottura per arrivare alla consapevolezza.

I grandi momenti di riflessione nella vita di un uomo sono due: la nascita e la morte. Sono momenti che ci danno una percezione diversa della vita e del mondo” spiega la scrittrice, ed è davanti a questi “spartiacque” che ci si ferma e ci si chiede se questo continuare a correre verso la perfezione valga tutto l’affanno che provoca.

È questo che succede anche ad Anna: un evento di grandi dimensioni capace di aprirle gli occhi, sulla sua esistenza e non solo.

Federica De Paolis vuole muovere una critica al sistema, come lei apertamente dichiara, e lo fa con uno scritto dalla trama ricca, quasi drammatica. Vuole arrivare ad ognuno di noi e ricordarci che siamo soggetti a cadere in errore, che la ricerca della perfezione è una perdita di tempo, che l’apparire sfianca, ci frega.

Ci ricorda che siamo “LE IMPERFETTE”, ma non in quanto donne, lo siamo in quanto PERSONE, senza distinzione alcuna.

A cura di Martina Caruso

Le imperfette

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FRASI

Non esistono i tradimenti, esistono gli spazi. Ed è tra quelli che s’infilano le persone.

Federica De Paolis, Le imperfette
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Lui le aveva promesso una vita perfetta, una tela bianca senza ombre: le migliori scuole, i viaggi all’estero, i vestiti più belli; le aveva anche lasciato la libertà di scegliersi l’indirizzo di studi che più le piaceva, tanto non importava, alla fine sarebbe arrivato il principe azzurro.

Federica De Paolis, Le imperfette
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… perché essere imperfetta significava essere fallibile ma anche avere accesso alla verità. Uscire dalla bolla.

Federica De Paolis, Le imperfette

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Passò in rassegna tutte le cose che non aveva mai fatto; non aveva mai fatto il bagno di notte, non aveva mai fumato uno spinello, partecipato a una manifestazione, non era mai andata da una cartomante, mai assaggiato il pistacchio, mai bevuto un Martini. Perché non si fanno mai certe cose? Perché non rientrano nelle abitudini, nei rituali. Ora che Javier sarebbe partito, la novità sarebbe appassita con la sua assenza, tutto sarebbe tornato dello stesso colore. Stesse strade, ritmi, odori, scadenze e rintocchi. E giorni. Gli sconvolgimenti nella vita di Anna erano stati le nascite e le morti, il resto era un cammino diritto in una strada con lo stesso orizzonte.

Federica De Paolis, Le imperfette
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Anna la guardò ondeggiare nel corridoio, ebbe la sensazione che fosse felice: la camminata leggera, lo sguardo distratto. Una donna totalmente inconsapevole di ciò che le accadeva intorno. Una donna come lei.

Federica De Paolis, Le imperfette
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Guido. Il delfino, il ragazzo di provincia laureato cum laude, che aveva fatto la specialistica a Chicago, stessa pasta e stesso colore di suo padre, un uomo antracite bello come un Apollo, pronto a tutto per arricchirsi sulla pelle delle persone, delle donne in particolare. Le imperfette. Ora lei si sentiva come loro, una donna come le altre.

Federica De Paolis, Le imperfette

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RECENSIONI

Le imperfette è il nuovo romanzo dell’autrice Federica De Paolis, che ha vinto il prestigioso Premio DeA Planeta 2020. E non a caso: la trama sembra inizialmente semplice, ma contiene realtà celate e messaggi più profondi. E si intravede già dal titolo che questo romanzo vuole soffermarsi sull’imperfezione umana affinché non la si demonizzi più, quasi fosse sinonimo della nostra più profonda intimità, un valore individuale che va protetto.

La protagonista del libro è Anna, madre, moglie, amante. Anna, rimasta orfana di madre a due anni, è cresciuta con il padre, Attilio, chirurgo plastico affermato e proprietario della clinica Sant’Orsola, che gestisce con l’aiuto del marito di Anna, Guido, e della misteriosa assistente Maria Sole. È anche madre di due bambini, Natalia e Gabriele. Anna è passata senza rendersene conto dal ruolo di figlia a quello di moglie e madre e non ha fatto in tempo a crescere, a maturare dentro di sé quello che vorrebbe dalla vita. Sono stati sempre gli uomini della sua vita a decidere per lei e a proteggerla, prima suo padre, poi suo marito.

Anna ha da sempre una vita agiata e una famiglia apparentemente perfetta, ma, all’interno del suo matrimonio, prova uno sconforto crescente, che, inizialmente, non riesce a definire. Così, l’insoddisfazione prende il sopravvento e la sua voglia di fuggire la porta fra le braccia dello spagnolo Javier, che ha a sua volta una famiglia.

Ed è forse proprio questo rapporto extraconiugale a suscitare in lei il desiderio di cambiare, di lasciarsi dietro il ruolo di figlia, moglie e madre perfetta e obediente e di dare finalmente spazio all’istinto, quell’istinto femminile infallibile che la farà crescere. Ma il rapporto con Javier è solo la miccia che fa esplodere in lei il fuoco della consapevolezza, il desiderio di disfarsi della maschera che porta ormai da anni, di abbracciare la sua fallibilità e di ricongiungersi con la sua indole più autentica.

Ma Anna non è l’unica a indossare una maschera; in realtà, nessuno dei personaggi del libro è come sembra; ognuno di loro nasconde bene le proprie imperfezioni. E, pertanto, approfondendo la lettura, ci rendiamo conto che il titolo non si riferisce solamente alle clienti di Attilio che bramano la perfezione estetica oppure solamente alle donne di questo romanzo, ma si riferisce per estensione a tutte le persone, che spesso nascondono la loro parte più intima e fragile e pur di non sentirsi nude davani agli altri, accettano di recitare un ruolo nel sipario della vita.

La trama si apre con Anna nel presente: ci sono due bambini e la madre dispersi su in montagna. Tra la folla di sciatori e soccorritori, Anna intravede suo marito Guido. E un carabiniere che le impedisce di correre sul posto. «Sono io la madre, mi lasci passare», risponde lei e da lì in poi facciamo un salto indietro, nel passato non così lontano, che narra i fatti nella vita di Anna prima di quell’evento traumatico.

La scrittura dell’autrice è chiara, diretta, coinvolgente e c’è una tensione crescente nella storia che mi ha fatto leggere questo libro con avidità. Inoltre, credo che sia facile per noi donne empatizzare con Anna e con le sue insicurezze e imperfezioni. Una lettura consigliata soprattutto a tutte noi donne, che a volte abbiamo sempre paura di sbagliare, di non essere abbastanza, e per questo ci rifugiamo nell’ombra di altri. Ma, come ci dimostra Anna, ascoltarci nel profondo ci rende liberi oltre che più autentici, e può salvare noi e coloro che amiamo.

[©Chrysanthi Lamprou]

Federica De Paolis, Le imperfette

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