“Yoro” – Marina Perezagua

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AUTORE: Marina Perezagua
TITOLO: Yoro
TRADUTTORE: Pino Cacucci
EDITORE: La nave di Teseo
DATA USCITA: 23/3/2017
GENERE: Narrativa

TRAMA – Yoro

H si fa chiamare con una lettera muta, come mute sono le vittime della storia, la stessa lettera che nella tavola periodica indica l’idrogeno, l’elemento alla base della bomba atomica.

La sua storia comincia proprio il 6 agosto del 1945, quando il lancio di “Little Boy” su Hiroshima la colpisce ancora bambina e la sfigura nel profondo, lì dove risiede la storia di un corpo e la promessa di una maternità.

Da quel giorno, di cui H ha minuziosamente ricostruito dati, orari e numeri per colmare il vuoto dei pochi e assurdi ricordi, inizia il suo racconto: una lettera urgente e totale, un’eterna dichiarazione d’amore e di colpevolezza.

H, ormai donna cresciuta e sanata nel corpo, vive a New York ed è qui che negli anni ’60 incontra Jim, un marine sopravvissuto agli orrori della guerra, e a cui, solo per pochi anni, era stata affidata Yoro, un’orfana giapponese appena nata alla fine del conflitto.

Nell’incontro fra Jim e H, la ricerca di Yoro – la figlia perduta e quella mai avuta – diviene il fondamento di un legame indistruttibile e l’inizio di un viaggio negli anni, dall’America al Giappone, dalla Namibia al Congo, fino alle radici della colpa e alla scoperta di una verità impossibile e semplicissima, che solo l’amore più grande può racchiudere.


FRASI

– Tu mi hai insegnato che l’uguaglianza non si chiede per favore. L’uguaglianza non si discute.

– Ció che resta occulto suscita rispetto. L’assoluta sincerità è incompatibile con la vita, con l’amore.

– Sono triste. Certo che lo sono. Ma non lotto contro questa tristezza. Esiste un diritto alla gioia.

– Ho capito che la solitudine si può lenire solo accettandola con affetto, sistemandola in un posticino dove non si sente minacciata.

– Quella trasformazione del mio corpo era il maggiore atto di libertà che mi fossi mai concessa, perché dipendeva dal mio desiderio.

– Sul mio volto, nelle mie cicatrici, mostro ciò che sono. Non c’è maggior franchezza di quella imposta dalla bomba.

– Ho imparato ad aprire loro la porta in silenzio, con una tazza di the in mano, tranquilla come se ognuna fosse l’ultima.

– Io non sono sopravvissuta a Hiroschima per raccontarlo. Io sono sopravvissuta a Hiroshima perché era mio dovere sopravvivere, essere testimone della mia esistenza…

– Sono riuscita a diventare così forte che oggi, guardandomi, anche quando sono nuda, mi sento protetta da una corazza.

– Yoro e le fiamme erano schiena e petto di un unico essere, due parti indissolubili come lo sono il tamburo ed il rullare.

Yoro

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RECENSIONI

Nulla di quanto se ne andava perduto, dunque, scompariva, ma rimaneva nello stato più doloroso: l’assenza. 
Comincio a leggere questo romanzo perché attratta dalla copertina; il rosso è un colore che mi appartiene e poi quella bambina al centro in bianco e nero mi è piaciuta subito. Comincio a leggere e vengo risucchiata da una storia che viene presentata divisa in capitoli e che colpisce perché i capitoli seguono i mesi di una gravidanza che copre peró un arco di tempo decisamente lungo: dal 1945 al 2011.

Da subito mi è chiaro che nella vita ci sono gestazioni reali e gestazioni emotive che richiedono una vita. Anche quelle gestazioni arrivano ad un parto, a suo tempo.

Protagonista del romanzo è H, lei si fa chiamare così perché sente di assomigliare a quella lettera muta che però vuole gridare al mondo il suo coraggio e le sue paure. H è anche l’iniziale di Hiroscima. Lí dove tutto è nato, lì dove la bomba sfigura per sempre H ma è in grado di donarle anche la sua vera occasione di vita: scegliere chi vuole essere.

H nasce ermafrodite e vive con non poca difficoltà questa condizione perché sente di essere altro. La bomba la sfigura al punto da dover ricorrere a diversi interventi che diventeranno finestra per vedere finalmente il suo orizzonte: H sente di essere donna. Questa femminilità le fa venire voglia di essere madre ma sa che un figlio non potrà mai arrivare.

Arriva però un giorno, e non per caso, Jim, un soldato, anche lui vittima della Storia, perché è un padre, il padre di Yoro, a cui hanno tolto la figlia per darla in affido. Si conoscono e si innamorano subito e decidono di fondere le loro solitudini al punto che cominceranno la ricerca di Yoro con lo stesso amore e con la stessa disperazione: H ama talmente tanto Jim da sentire Yoro come sua figlia.

Durante il racconto l’autrice racconta la Storia dolorosa di fondo, permette ai personaggi di raccontarsi, fa continui riferimenti parlando direttamente al lettore e invitandolo non solo a non trascurare dettagli ma lo invita esplicitamente ad usare empatia ed affezionarsi ad H e a capire davvero la storia di Yoro.

Tra le pagine ci sono piccoli tasselli che il lettore deve comporre con la certezza che Yoro nasconde una storia nella storia e che viene commesso un omicidio. I tasselli, pagina dopo pagina, vanno al loro posto e si costruisce una storia in cui la forza  il coraggio, la passione, la meraviglia di H fanno la differenza.

Questa è una storia in cui il dolore plasma, affonda e fa rinascere. É una storia in cui anche l’evento più traumatizzante, ad esempio la bomba di Hiroscima, diventa fonte di poesia. È una storia di donne e di uomini che vogliono onorare la vita malgrado le sue brutture. Sullo sfondo Hiroscima, New York, il Congo per viaggiare nella storia di tutti i personaggi del romanzo e giungere a scoprire il segreto di Yoro, il segreto di Jim, il segreto di H.

Yoro rimane una storia toccante che si appiccica alla pelle e va giù. Yoro non si dimentica.
Yoro è una donna, è una ferita, è una frattura, è una occasione, è una sfumatura della vita, é una sorpresa, è uno schiaffo, è un abbraccio, é una solitudine che riconosce se stessa.
La Perezagua, che leggo per la prima volta, scrive in modo anche troppo schietto eppure regala una storia difficile da dimenticare con pagine che sono vera poesia.

©Maria Elena Bianco

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